Gioco
Gustinetti: «Avevamo preparato i playoff al meglio ma quella sera cademmo in una trappola»
Il tecnico rivede il film della partita: l’arbitro Celi non fu tenero con noi ma mi resta l’orgoglio di aver allenato questa squadra
Sono trascorsi 10 anni esatti dal punto più alto toccato dal Grifone nella sua lunga storia sportiva, quando il Grosseto disputò i playoff per la serie A, andata (vinta) e ritorno (perso) contro il Livorno. Al timone di quella squadra biancorossa, c’era il bergamasco Elio Gustinetti.
Mister Gustinetti, da dove cominciamo?
«Innanzi tutto consentitemi di dire che ricordo sempre con grande affetto il mio periodo a Grosseto e la sua gente meravigliosa. L’approdo al Grosseto rimane per me una delle pagine più belle della mia carriera sportiva. Mi scelse personalmente il presidente Piero Camilli e insieme costruimmo una squadra, ma soprattutto un gruppo di ragazzi stupendo. Una squadra che segnava tantissimo e che, certo, di gol ne prendeva anche molti, ma tutti apprezzavano il nostro bel gioco. Una stagione che vide anche il mio esonero all’indomani della pesante sconfitta di Parma, anche se essa giunse per una serie di circostanze per noi negative. Poi però Camilli mi richiamò in tempo per completare una incredibile rimonta e agguantare un posto nei playoff per la promozione in A. Di quel periodo, ricordo con affetto il 2-1 al Frosinone, con doppietta di un meraviglioso Cordova. Una squadra, la nostra, che non si arrendeva mai e che spesso poi ribaltava il risultato».
Quindi i playoff...
«Li preparammo bene, cercando di lavorare su quelle che erano le peculiarità di quella squadra e sapendo che di fronte avevamo uno squadrone, perché quel Livorno di fatto lo era. Soprattutto lavorammo sulle palle inattive e proprio con quelle, grazie ai piedi di Cordova e agli inserimenti di Abruzzese e Freddi, riuscimmo a stendere il Livorno nella gara di andata allo Zecchini. Un campionato in cui eravamo partiti in punta di piedi, ma con tanta voglia di arrivare in fondo nel migliore dei modi».
A quel punto, tutti stavamo accarezzando un sogno e invece...
«Invece ci fu anche una gara di ritorno che pure preparammo bene. Accaddero però una serie di circostanze incredibili, concentrate tutte in una partita sola e tutte contro di noi. Ditemi quante volte è accaduto che una squadra rimanga in 7? Prendemmo anche un palo sull’1-1, subimmo un rigore quanto meno dubbio, la prima espulsione nel finale e subito il raddoppio livornese. Onestamente, quel finale di prima frazione ci innervosì molto, tutti. Cademmo in una trappola in cui non dovevamo finire, questo va detto. Anche se non è facile rimanere lucidi di fronte a tanti episodi spesso ribaltati contro di noi. Insomma, nel secondo tempo non siamo tornati in campo con la stessa concentrazione. A distanza di 10 anni, dico peccato, perché ce la potevamo davvero giocare, per cui sì, il rimpianto rimane grande».
Insomma, quello di Celi fu un arbitraggio molto discusso che fece infuriare tutti, Piero Camilli in testa
«Se rivedo il film di quella gara sì, Celi non fu tenero nei nostri confronti e questo arbitraggio creò appunto quel nervosismo in cui non dovevamo cadere».
Smaltita l’amarezza, cosa le rimane dentro 10 anni dopo?
«L’orgoglio di aver potuto allenare una squadra così. Un gruppo unito che porto nel cuore. Basta andare a rivedere le partite di quel campionato e i nostri risultati. Una squadra che segnava sempre e comunque che portava tanta gente allo stadio».
Per esempio, nella finale di andata col Livorno, 8241 paganti, roba mai vista in Maremma...
«Sono contento di aver contribuito a tutto questo. Un altro piccolo record insieme ad altri. Una squadra che, ripeto, non rinunciava mai a giocare, mai. Pensate per esempio che c’era chi mi diceva che Consonni e Cordova non potevano giocare insieme. E poi vogliamo parlare di Sansovini? Un giocatore rinato con noi e con quel sistema di gioco, autore di ben 16 reti. Era una squadra con giocatori intercambiabili e capaci di giocare in posizioni diverse, per non dire del contributo importante che portarono anche quelli che entravano dalla panchina».
L’anno dopo, per esempio, arrivò un certo Pinilla
«Che giocatore! Un altro che si era perso e che rinacque con quel modo di giocare che avevamo. Anche per lui successe lo stesso, ma del resto nelle squadre che ho allenato il centravanti ha sempre segnato valanghe di gol e Pinilla addirittura esagerò quell’anno, vincendo la classifica dei cannonieri. Poi il Grosseto lo rivendette facendo una enorme plusvalenza e forse un po’ di merito è anche del sottoscritto».
C’è qualcosa che vorrebbe ancora fare?
«So che forse è impossibile, ma mi piacerebbe ricomporre il tandem con Piero Camilli; sarebbe una bellissima cosa. Lui mi ha dato tanto, ma anche io penso di avergli dato qualcosa indietro». —
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