Lutto
Dai paesi alla città un abbraccio “senza fine” ai meravigliosi 175
Migliaia di persone sulle strade per salutare il passaggio Pedalata per pedalata, le tappe di avvicinamento in laguna
Duecentoventi chilometri nelle gambe e finalmente la laguna di Orbetello. La terza tappa del Giro d’Italia, toscana al cento per cento – corsa da Vinci alla Laguna e intitolata al genio di Leonardo – ha sfrecciato da nord a sud della provincia portando “a spasso” i magnifici 175 tra frondosi boschi, paesini accoccolati sin dal Medioevo su colli mozzafiato, pianure strappate al mare. Ma soprattutto tra l’abbraccio caloroso e genuino che i maremmani hanno stretto ai due lati delle strade, in campagna come in città, per salutare uno spettacolo che da queste parti si è visto una decina di volte e ogni volta riesce a far battere il cuore.
La gara, lo sport, i campioni, ma anche l’impressionante macchina organizzativa e quel contatto diretto che in nessun altro sport ti permette di scendere semplicemente in strada ed essere protagonista tra i protagonisti.
È così che sin dall’ingresso dal bivio di Montieri, nelle Colline Metallifere, uomini e donne, bambini e anziani, chi era al lavoro e ha attaccato un semplice cartello “chiuso per giro”, tutti hanno voluto esserci.
Scatenato il tifo già al Gabellino, a Meleta e nella vicinissima Roccatederighi. Dopo il celeberrimo Guidoriccio, Montemassi da ieri può fregiarsi di aver fatto da sfondo anche ad altri “cavalieri”, stavolta a cavalcioni non di un cavallo ma di scattanti bici. Una lunga discesa – dove si sono toccati i 90 chilometri orari – prima del bivio di Roccastrada e la dritta del Madonnino. Quindi l’Aurelia vecchia e l’ingresso in città.
Il primo tifo sfrenato i 175 lo hanno raccolto dai ragazzi della Fondazione Il Sole in viale Uranio, che sono usciti in strada a sventolare bandiere rosa. Poi lo zig zag tra la Castiglionese, via Giusti e il primo traguardo volante di via Giotto, lungo il velodromo.
Il capoluogo maremmano, pur essendo solo città di passaggio, ha salutato i corridori con addobbi rosa, palloncini alle ringhiere, e decorazioni a tema.
Nonostante il vento fresco e le nuvole che hanno dipinto il cielo pomeridiano di grigio, sono stati molti coloro che hanno deciso di scendere in strada per non perdersi il passaggio della carovana rosa.
Ai più fortunati è bastato affacciarsi alla finestra. Gli altri si sono disposti ai bordi delle strade o nelle aiuole spartitraffico.
Giovani, meno giovani e tanti bambini. Per i grossetani quella di ieri è stata una giornata di festa, oltre che di sport. Ha rappresentato un’occasione per ritrovarsi tutti insieme, nell’adrenalina di una volata o di un passaggio in curva.
E, manco a dirlo, oltre al dispiegamento di video operatori, fotografi, reporter, tutti hanno sfoderato smartphone per foto, video e dirette Facebook, così da poter conservare un ricordo di questa giornata così speciale. Perché il Giro è sempre il Giro. E il passaggio dei corridori è stato accolto da urla di gioia e applausi. Mentre l’attesa è stata accompagnata dalla curiosità, con sguardi che inseguivano i telefoni per carpire informazioni sui ciclisti e sulla gara.
Tutti, comunque, hanno voluto esserci, anche se qualcuno (tre per la precisione) ci ha rimesso una multa e l’auto rimossa, perché trovata dalla Municipale ancora parcheggiata lungo il percorso nonostante il divieto.
La gara si è svolta senza incidenti grazie a un’organizzazione impeccabile, al lavoro delle forze dell’ordine e ai tanti volontari. E senza il fastidio della pioggia, che ha spruzzato giusto qualche goccia, a tratti, quando ormai il furgoncino bianco con il cartello “fine gara” mostrava già la targa posteriore.
Da Grosseto sud i corridori sono saliti sull’Aurelia e poi su, verso Magliano in Toscana, attraversando uno dei paesaggi più incantevoli di questa regione e uno dei punti più impegnativi di questa tappa, Poggio l’Apparita, sotto Montiano, unico Gran premio della montagna di questi 220 chilometri. Qui, intuita la fatica del tratto, si erano assiepate tante persone curiose di vedere i corridori scarpinare su per il percorso.
Quindi di nuovo la discesa verso Fonteblanda, Poi Albinia e quindi il lungo tombolo della Giannella fino a Santa Liberata e poi l’ultimo, avvincente tratto in volata sulla diga per entrare a Orbetello. —
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