Gioco
Tommasini al top mondiale La prima bicicletta nel 1948
Con i telai costruiti da Irio hanno vinto tutti i corridori più forti, su strada e su pista «Anche se vinsi il concorso alle Poste l’officina è rimasta sempre in primo piano»
GROSSETO. La Cicli Tommasini da oltre 45 anni produce a Grosseto biciclette da corsa e da città. Irio, 85 anni, è lo spot perfetto dell’artigiano che ce l’ha fatta. Del ciclismo moderno, però, si è un po’ disamorato. «Mi sono fermato a Bettini… a quei ragazzi che hanno iniziato con le mie biciclette e poi sono diventati campioni, come Michele Bartoli, Cipollini, Tafi, Nocentini, Bennati. Oggi seguo meno il ciclismo. Le biciclette - una diversa dall’altra, con quei sellini - non mi piacciono; e poi gli squadroni hanno portato denaro, è vero, ma anche squilibri».
Irio Tommasini, con Luigi Scorza, è stato uno dei pionieri del ciclismo in Maremma e i suoi telai hanno vinto centinaia di tappe al Giro e al Tour. Oggi il core business dell’azienda non è più quello di un tempo. Il 90% delle biciclette che escono dal laboratorio di via Nepal (circa 1.500 all’anno) finiscono all’estero: Europa, Stati Uniti, Giappone, Germania, Norvegia, Corea del Sud. Qui il marchio Tommasini è molto conosciuto, le sue biciclette da corsa non sono per tutti: telai e forcelle di titanio, alluminio, carbonio, ma soprattutto acciaio. Cicli che coniugano leggerezza e comfort. Optional d’avanguardia. Prezzi che oscillano tra 1.800 e 10-12 mila euro.
«E da qualche mese – racconta Irio – abbiamo messo sul mercato bici con motore elettrico Polini. Hanno un grande successo».
Quella di Tommasini è una realtà importante, un brand territoriale. A Grosseto Irio Tommasini lo conoscono tutti. E anche la signora Anna Casarini, tutt’oggi titolare della ditta. La prima bicicletta, Irio, la realizzò nell’immediato dopoguerra. Era il 1948. «Dovevo ancora decidere –prosegue – se fare il ciclista o l’artigiano. Ero certo però che la mia vita si sarebbe declinata intorno alla bicicletta. Andai a Milano e poi a Torino, in una grande azienda del settore e qui conobbi Giuseppe Pelà, uno dei più famosi telaisti dell'epoca. I suoi insegnamenti mi sono sempre tornati utili. Nel 1957 tornai in Maremma con l’intenzione di mettermi in proprio. E invece andò diversamente. Vinsi il concorso alle Poste e mi ritrovai dipendente pubblico. Ma non si affievolì la mia innata passione per il pedale e le due ruote. L’officina delle bici continuai a coltivarla nel tempo libero, non passò mai in secondo piano. Poi nel 1971 si concretizzò la svolta. Con Anna decidemmo di fondare la Cicli Tommasini, di estendere la produzione e provare ad allargare la rete di vendita in Italia e all'estero».
E proprio grazie alla maestria artigiana tramandata da Irio ai dipendenti della sua azienda, grazie allo spirito imprenditoriale della seconda generazione, le figlie Barbara e Roberta, i mariti Valfredo Migliorini e Alessandro Malentacchi, Tommasini è da anni al top nel mondo. «È una questione di rifiniture, di misure, di materiali. La cura del dettaglio, la bellezza del ciclo. Sono molti gli ex corridori (dilettanti e professionisti) che continuano ad affidarsi a noi». —
Gabriele Baldanzi
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