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Favarin in attesa con l’amaro in bocca

di Enrico Giovannelli
Favarin in attesa con l’amaro in bocca

L’allenatore ha salutato squadra e società dopo il rompete le righe: tanta sfortuna e il rammarico per una stagione senza lieto fine

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GAVORRANO. «Sono passate quasi due settimane dall’ultima partita maledetta contro il Cuneo, che per noi ha voluto dire retrocessione. Il magone che ho dentro è ancora tanto, e non so quando mi passerà».

All’altro capo del telefono c’è Giancarlo Favarin il mister del Gavorrano entrato in corsa dopo il filotto di sette sconfitte consecutive, e che l’impresa di salvare la squadra sul campo la stava assaporando, l’aveva quasi toccata con mano, e forse se l’era perfino guadagnata e meritata. Perdere all’ultimo tuffo, sul filo di lana, è stato come svegliarsi dal sogno. Quando il tecnico pisano arrivò al “Malservisi-Matteini”, rientrare nel gruppo delle pericolanti del girone A della serie C pareva una vera e propria utopia: Favarin, grazie anche ad un mercato di riparazione importante, per poco quel miracolo sportivo riusciva a portarlo a termine.

Mister, a fare i conti non sono bastati 36 punti (al netto dei due di penalizzazione) in 28 partite, una media quasi da playoff…

«Purtroppo no, e il dispiacere per non essere riuscito a conquistare la salvezza è, e rimarrà, enorme. Ci speravo, inutile negarlo. Non esserci riuscito è stata una delusione di quelle che ci vorrà del tempo per smaltirla. Però mi porterò dietro un ricordo indelebile e lo sa che le dico…». Dica. «Che siamo stati anche sfortunati, in un campionato dove è successo di tutto e i molti fattori esterni hanno pesato enormemente. Non voglio star qui a lamentarmi ci mancherebbe (il caso Arezzo, salvo sul campo ma società praticamente fallita, fa ancora discutere, ndc), e se ci è mancato il guizzo, la zampata vincente, è anche per nostri demeriti. In tutte le partite abbiamo sempre rischiato, giocato per vincere e per questo qualche volta abbiamo perso nel finale. Ma se ripenso ai tanti infortuni, su tutti quelli di Merini e Barbuti che dovevano essere il cambio in attacco per dare continuità a tutto il reparto, e far rifiatare Brega e Moscati, o ai ragazzi che arrivati a gennaio avevano bisogno di tempo per entrare in forma, beh è chiaro che il rammarico aumenta».

Alla società, al gruppo e ai tifosi, ha qualcosa da dire?

«Che mi dispiace, io ci credevo. Ho fatto di tutto per centrare il traguardo che ci eravamo dati. A Gavorrano ho trovato un ambiente splendido e anche se per la società era la prima volta che affrontava la serie C, ho visto una passione dal presidente all’ultimo dei dirigenti encomiabile. Con il direttore generale Filippo Vetrini l’intesa c’è stata dal primo minuto e abbiamo lavorato all’unisono, convinti entrambi delle nostre qualità. E alla proprietà posso solo dire grazie, così come a tutti del resto».

Ora che farà con l’ipotesi di ripescaggio praticamente sfumata?

«Intanto ci siamo salutati con la squadra e con la società (qualche giorno fa c’è stato il rompete le righe, ndc). Adesso aspetto gli eventi, vediamo cosa succede. Se riavvolgo il film della mia gestione, mi sto rendendo conto che sono mancati 4 o 5 punti, quelli che appunto abbiamo perso per strada durante la rimonta. E poi – me lo lasci dire – nel playout contro il Cuneo abbiamo perso subendo un tiro in porta in due partite, mentre noi non abbiamo segnato un rigore e ci siamo mangiati non so quante reti nella partita di ritorno. È la legge del calcio: se sbagli troppo alla fine il conto è salato».

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