Il Tirreno

Grosseto

Light boxe, ragazzi e ragazze sul ring tra fair play e sacrifici

di Andrea Capitani
Uno degli incontri di light boxe femminile disputati a Capalbio, quello con Rachele Fiore (di spalle)
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Uno degli incontri di light boxe femminile disputati a Capalbio, quello con Rachele Fiore (di spalle)

Ottanta dei migliori specialisti toscani si sono confrontati nelle finali di Capalbio

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La cinematografia ne ha attinto a piene mani, basti pensare a Silvester Stallone che ha creato una vera e propria icona come Rocky Balboa, con annessa colonna sonora utilizzata a più riprese dagli addetti ai lavori. In molti saranno però cresciuti con il mito di Muhammad Ali, Rocky Marciano, Sugar Ray Robinson, Nino Benvenuti e tanti altri. Ma anche delle stelle di oggi che si sono contraddistinte in Italia e all’estero, come l’ospite d’onore della rassegna e campione dei pesi massimi leggeri Giacobbe Fragomeni.

Ottanta dei migliori pugili toscani del momento si sono riuniti ieri alla Polisportiva Capalbio per le finali del campionato regionale light boxe amatori, grazie all’impeccabile organizzazione della Pugilistica Argentario guidata dal tecnico Francesco Fiorelli. Sotto la sua ala tanti ragazzi si stanno facendo le ossa nel mondo della nobile arte, alcuni dei quali alle prime armi, altri che si stanno già togliendo belle soddisfazioni, come gli atleti che si sono aggiudicati le finali qualificandosi per i campionati nazionali. Ma tutti hanno un denominatore comune: lo spirito di sacrificio.

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Perché questa, nonostante il fair play che contraddistingue i contendenti molto più che in altri sport, è una disciplina da duri. Allenamenti probanti, una sana alimentazione e tanta costanza, perché bisogna saper dare ma anche incassare. Lo sa bene Fragomeni, campione del mondo Wbc nel 2008, uno di quei pugili che ha lottato contro tutte le avversità che la vita gli ha posto davanti, sconfiggendo molto di più dei suoi avversari sul ring. «È la prima volta che partecipo ad un evento come questo – racconta – e sto vedendo i ragazzi che sono abbastanza tesi. Il consiglio che gli do è quello che ho sempre ricevuto dal mio maestro, ovvero quello di stare tranquilli, divertirsi e fare come se stessero ad un allenamento. Questo è uno sport molto duro, ma molto utile per tenersi in forma e scaricare tutta la tensione che si accumula, togliendosi da tutte le cavolate che si hanno dentro e non andare in giro a fare casino. Poi è uno sport che forma e dà carattere, lo consiglio a tutti. È uno sport di disciplina, bisogna darsi da fare per se stessi. La competizione la fa da padrona, ma quando si finisce di combattere ci si abbraccia sempre e si diventa amici. Io sono diventato campione del mondo grazie alle sconfitte, lavorando sui miei errori. Non mi sono mai lasciato andare, anzi ho sempre cercato di migliorarmi».

Altro bell’aspetto della boxe è quello della componente femminile. Tante ragazze hanno incrociato i guantoni durante il campionato regionale, compresa la boxeur diciassettenne Rachele Fiore, arrivata da Firenze con la sua società Best Gloves. Per lei una grande passione e un sogno chiamato olimpiade. «Sin da piccola mi piacevano gli sport di combattimento – dice la giovane pugile –, poi mia madre ha iniziato a fare pugilato e ha portato anche me. Qualcuno può pensare che la boxe femminile sia più tranquilla, ma alla fine le ragazze hanno più cattiveria agonistica. Anche se hanno meno forza, sfruttano di più la tecnica e l’agilità. Spesso mi sono ritrovata anche ad allenarmi e incontrarmi con i ragazzi della mia età e del mio peso. Finita la parte light vorrei iniziare con il contatto pieno e mi piacerebbe entrare in Polizia con il pugilato, facendone una carriera. Con il sogno olimpiade».
 

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