Sicurezza
«Vengo dal marciapiede e sul campo sono un martello»
GROSSETO. Andrea Danesi, neo allenatore biancorosso, nasce a Carrara il 1° novembre del 1973. Nella passata stagione ha allenato la Carrarese in Lega Pro, sino alla 27ª giornata, quando dopo lo 0-3...
GROSSETO. Andrea Danesi, neo allenatore biancorosso, nasce a Carrara il 1° novembre del 1973. Nella passata stagione ha allenato la Carrarese in Lega Pro, sino alla 27ª giornata, quando dopo lo 0-3 interno con la Pro Piacenza del 27 febbraio dello scorso anno decide di dimettersi, con la squadra a quota 26 punti e in piena zona playout. Un gesto raro nel mondo del calcio di oggi, quello di farsi da parte quando le cose non vanno bene. Nell’agosto del 2016, quando invece era stato da poco chiamato alla guida della Carrarese, prima volta nei professionisti dopo una lunga gavetta, così si confessava a “La Gazzetta di Massa e Carrara. it”, lui che aveva cominciato nelle giovanili dell’Inter: «Proprio così, ho passato 4 anni a Milano, sotto Giavardi, che, senza togliere niente agli altri mister che ho avuto, è stato quello che più di tutti mi ha insegnato prima ad essere un uomo, e poi un calciatore. Il debutto invece in C1 con la Massese lo devo a Domenico Neri. Tante cose, tanti insegnamenti di cui ho fatto tesoro, li devo anche ad Aurelio Andreazzoli. A Corrado Orrico devo invece il completamento e la spinta per intraprendere questa splendida professione». Un po’ come nella conferenza stampa di ieri, anche allora c’era il termine “marciapiede”, nel descrivere la propria carriera: «Io vengo dal marciapiede, dove per marciapiede si intendono le squadre delle categorie più basse. Andrea Danesi queste categorie le ha fatte tutte dalla Terza alla Seconda alla Prima, per poi passare all’Eccellenza fino alla serie D con la Massese. Una gavetta che non rimpiango, anzi, della quale vado molto orgoglioso». Perché Danesi a un certo punto della vita decide di voler fare l’allenatore? «La decisione nasce da molto lontano, da quando a 22 anni a causa di un infortunio smetto col calcio giocato e penso di fare l’allenatore. Una scelta che ho portato avanti con coraggio, perché molti non sanno che per seguire il “sogno” lascio un lavoro sicuro (ad Autostrade ndc), e per questo non posso che dire grazie a mia moglie, che mi è stata vicina, con adesso anche mia figlia e mia madre, le mie prime tifose, in una scelta sicuramente coraggiosa». Se poi volete sapere cosa chiederà alla squadra in questo finale di campionato: «Tanto impegno, tanta applicazione. Sono esigente con me stesso e col mio staff, e quindi esigo che anche i miei ragazzi diano sempre il massimo. Sono un martello e quando vedo che le cose non si fanno come voglio m’inc... a bestia».
Insomma, se i Ceri cercavano un profilo di carattere, pare l’abbiano trovato. Ora toccherà alla squadra dimenticare il passato e calarsi al cento per cento assieme a Danesi, in questa difficile rincorsa, altrimenti tutto sarà stato vano. (p.s.)
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