Il Tirreno

Grosseto

Tre centauri protagonisti nel Sahara

di Massimo Galletti
Tre centauri protagonisti nel Sahara

Turchi, Grassi e Biondi corrono il rally oggi in dirittura di arrivo sulle piste dell’Algeria. Sono iscritte più di cinquanta moto

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GROSSETO. I tre piloti grossetani Stefano Turchi, Gianluca Grassi e Tommaso Biondi si stanno comportando ben comportati al 3° Sahari Rally che si chiude oggi in Algeria.

I tre maremmani sono partiti da Oran con un percorso che li ha portati nelle prime tappe nel grande sud fino a Taghit, ai bordi del grande Erg Occidentale. Alla competizione sono iscritte più di 50 moto, 10 quad e 39 tra auto e camion provenienti da sette paesi. Un percorso inedito che si è sviluppato su due prove speciali che condurranno i piloti a Taghit dove sono in programma quattro tappe ad anello nel cuore del deserto algerino. Qui i concorrenti si sfideranno su percorsi, tra le dune e le montagne alternando piste veloci, dove potranno esprimersi al massimo, ed in altre in cui dovranno fare ricorso alle loro abilità di navigazione. Il ritorno verso Oran prevede altre due prove speciali cronometrate che concluderanno questa terza edizione del rally algerino.

«Abbiamo trovato molto freddo – commenta Turchi – Siamo partiti per la tappa con meno sei gradi. Ci siamo alzati e le tende erano ricoperte interamente di ghiaccio. La notte, il freddo è esagerato. Durante il giorno invece le temperature si alzano e lo sbalzo termico è notevole».

«La prima tappa è stata neutralizzata e annullata – spiega – La nave che trasportava le moto i pezzi di ricambio e i meccanici è arrivata alle due del mattino. Quindi il giorno dopo invece di correre la tappa, l’organizzazione ha deciso di far fare ai piloti un lungo trasferimento. Noi siamo arrivati in Algeria in aereo, ma tutti i mezzi che arrivavano dall’Europa erano sulla nave e solo qualche pilota algerino era in grado di prendere il via. Solo il giorno dopo la gara è entrata nel vivo. Abbiamo attraversato luoghi moto belli sia dal punto di vista paesaggistico che per i tracciati molto tecnici, ma alla nostra portata. Siamo partiti alle sette del mattino percorrendo 230 km. di trasferimento e circa cento chilometri di prova speciale. È stata una tappa abbastanza scorrevole e ci è servita per prendere le misure. Io Tommaso e Gianluca abbiamo corso sempre molto vicini, viaggiando spesso insieme a vista. Nel caso ci fossero stati problemi per uno di noi, gli altri due lo avrebbero cercato nel limite delle loro possibilità, di aiutarlo. Infatti Biondi ha rotto la frizione della moto. Quindi per farlo arrivare fino alla fine della tappa, gli mostravo i passaggi che doveva affrontare per andare avanti senza problemi. Grassi su un tratto veloce ha perso il gps e non è riuscito più a trovarlo. Inoltre ha rotto i para oli delle forcelle e ha concluso la tappa così. Siamo preparati a risolvere qualsiasi guasto, grazie al nostro meccanico che viaggia con le casse di ricambio e il problema è stato superato all’arrivo della prova. Spesso ho indicato il percorso migliore perché non ci perdessimo, in modo di arrivare al traguardo tutti insieme. Il tracciato è misto. Va dalla sabbia, alle pietre, rocce e asfalto. Abbiamo trovato un po’ di tutto. un po’di tutto insomma».

«Molto dura è stata la tappa di Taghit - prosegue Stefano Turchi - in mezzo alle dune in un anello che abbiamo percorso per tre volte per un totale di 202 chilometri. Io e Tommaso che abbiamo una moto più grande siamo statipenalizzati, mentre Gianluca è stato avvantaggiato avendo il mezzo più piccolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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