Gioco
Transat: Fornaro brilla tra gli skipper oceanici
Il velista orbetellano quarto dopo la seconda tappa della traversata in solitario: «Splendido arrivo»
2 MINUTI DI LETTURA
LE MARIN. È il secondo miglior risultato di un italiano alla Mini Transat dopo il secondo posto di Giancarlo Pedote nel 2013.
La quarta posizione in cui Andrea Fornaro ha chiuso la seconda tappa della traversata in solitario brilla in maniera assoluta nel firmamento degli skipper oceanici e restituisce al velista di Orbetello quello che la sfortuna e una miriade di problemi tecnici gli avevano tolto nella prima tappa da La Rochelle a Las Palmas terminata al quindicesimo posto. Sideral 931, il prototipo utilizzato da Fornaro ed uscito dal cantiere solamente lo scorso febbraio, ha raggiunto il porto della Martinica nel tardo pomeriggio (ora italiana) di mercoledì alle spalle dei tre dominatori della regata, il vincitore Ian Lipinski e i sui compagni di podio Riechers e Koster.
Il timoniere del Circolo della Vela Talamone ha completato la seconda tappa in 14 giorni, 3 ore e 50 minuti, mettendo nelle ultime miglia di navigazione una pressione incredibile a Koster arrivando anche a sfiorare il podio. In classifica generale, sommando quindi la graduatoria della prima tappa, Fornaro dovrebbe chiudere al quinto posto con un tempo totale di 24 giorni, 20 ore e 5 minuti per percorrere 4277 miglia, a soli 10’ di distacco da Kéni Piperol che in Martinica è arrivato otto ore dopo ma che aveva un buon margine da difendere costruito nella prima parte di regata. Andrea è stato sempre molto veloce nella tappa oceanica riuscendo a percorrere una media di 245 miglia al giorno, grazie o ad una perfetta andatura in poppa sempre attorno alla rotta ortodromica che lo ha portato anche a meno di 20 miglia dal terzo posto.
«È stato un arrivo splendido – le parole dello skipper orbetellano – l’isola è fantastica, è la prima volta che taglio il traguardo di giorno ma la cosa più importante è aver finito la Transat che era il mio obiettivo primario. Ho sempre gestito le giornate pensando a portare al meglio la barca, a mangiare con regolarità e ad affrontare le incombenze a bordo con precisione cercando di coprire almeno 200 miglia ogni giorno. Non sapevo quale fosse la mia posizione, la radio non mi ha mai dato alcuna conferma, ho saputo qualcosa prima di Capo Verde poi più nulla. Mi hanno detto di essere quarto soltanto all’arrivo, quando ero agli ultimi giorni di regata speravo di essere rientrato fra i primi dieci».
Michele Nannini
La quarta posizione in cui Andrea Fornaro ha chiuso la seconda tappa della traversata in solitario brilla in maniera assoluta nel firmamento degli skipper oceanici e restituisce al velista di Orbetello quello che la sfortuna e una miriade di problemi tecnici gli avevano tolto nella prima tappa da La Rochelle a Las Palmas terminata al quindicesimo posto. Sideral 931, il prototipo utilizzato da Fornaro ed uscito dal cantiere solamente lo scorso febbraio, ha raggiunto il porto della Martinica nel tardo pomeriggio (ora italiana) di mercoledì alle spalle dei tre dominatori della regata, il vincitore Ian Lipinski e i sui compagni di podio Riechers e Koster.
Il timoniere del Circolo della Vela Talamone ha completato la seconda tappa in 14 giorni, 3 ore e 50 minuti, mettendo nelle ultime miglia di navigazione una pressione incredibile a Koster arrivando anche a sfiorare il podio. In classifica generale, sommando quindi la graduatoria della prima tappa, Fornaro dovrebbe chiudere al quinto posto con un tempo totale di 24 giorni, 20 ore e 5 minuti per percorrere 4277 miglia, a soli 10’ di distacco da Kéni Piperol che in Martinica è arrivato otto ore dopo ma che aveva un buon margine da difendere costruito nella prima parte di regata. Andrea è stato sempre molto veloce nella tappa oceanica riuscendo a percorrere una media di 245 miglia al giorno, grazie o ad una perfetta andatura in poppa sempre attorno alla rotta ortodromica che lo ha portato anche a meno di 20 miglia dal terzo posto.
«È stato un arrivo splendido – le parole dello skipper orbetellano – l’isola è fantastica, è la prima volta che taglio il traguardo di giorno ma la cosa più importante è aver finito la Transat che era il mio obiettivo primario. Ho sempre gestito le giornate pensando a portare al meglio la barca, a mangiare con regolarità e ad affrontare le incombenze a bordo con precisione cercando di coprire almeno 200 miglia ogni giorno. Non sapevo quale fosse la mia posizione, la radio non mi ha mai dato alcuna conferma, ho saputo qualcosa prima di Capo Verde poi più nulla. Mi hanno detto di essere quarto soltanto all’arrivo, quando ero agli ultimi giorni di regata speravo di essere rientrato fra i primi dieci».
Michele Nannini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
