Sicurezza
Il Grifone ha risolto il problema del gol
Ne ha segnati 14 nelle ultime cinque partite, media 3 a gara Ma la fase difensiva ha necessità di essere rivista
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GROSSETO. Il Grosseto che riprende oggi la preparazione sulla strada che porta alla trasferta di domenica a San Marco Avenza, riparte da alcune certezze importanti.
Su tutte quella di aver definitivamente sdoganato il problema legato al gol, che aveva seriamente preoccupato nelle prime giornate del campionato. Sono infatti ben 14 quelli segnati dalla squadra di Gigi Consonni nelle ultime 5 partite, per una media di poco inferiore alle 3 reti per gara. Se si pensa che nelle prime 4 i biancorossi ne avevano realizzata appena una, alla Larcianese, ci rendiamo conto che un salto di qualità importante è stato fatto, grazie all’inserimento di Invernizzi prima e alla definitiva esplosione di Vegnaduzzo poi. Con la crescita di rendimento dei due sudamericani (in attesa del recupero di Invernizzi, ai box per infortunio), in parallelo c’è stata quella di tutti i giocatori d’attacco; da Boccardi a Nigiotti, da Cosimi a Faenzi, da Coli al meraviglioso De Carolis, per il quale i complimenti arrivano da ogni dove. Il piccolo giovane attaccante biancorosso, è senza dubbio la scoperta più bella per tutti. Le sue accelerazioni, la capacità di puntare e saltare gli avversari col pallone incollato al piede, spaccano letteralmente le altrui difese. Ma è chiaro che la crescita è complessiva. Dall’invenzione di Borselli nel ruolo di terzino destro, ai cross al bacio di Sabatini, al quale Vegnaduzzo deve ben 3 gol nelle ultime due giornate. La bella riscoperta di Fratini, l’avanzamento e la crescita di Berretti, che con Gorelli completano un centrocampo da categoria superiore.
Consonni, insomma, comincia a toccare con mano, i frutti di un lavoro sul campo che viene da lontano, sin dal ritiro di Santa Fiora. Risolto il problema del gol adesso c’è di nuovo da lavorare sulla fase difensiva. Perché se è vero che adesso il Grifone segna a ripetizione, è vero che i 5 gol presi nelle ultime due partite, sono un piccolo campanello d’allarme da non sottovalutare, per un reparto che nelle prime giornate pareva di granito e impenetrabile. Anche se, alla fine, l’importante è segnarne sempre uno in più degli avversari.
Paolo Franzò
Su tutte quella di aver definitivamente sdoganato il problema legato al gol, che aveva seriamente preoccupato nelle prime giornate del campionato. Sono infatti ben 14 quelli segnati dalla squadra di Gigi Consonni nelle ultime 5 partite, per una media di poco inferiore alle 3 reti per gara. Se si pensa che nelle prime 4 i biancorossi ne avevano realizzata appena una, alla Larcianese, ci rendiamo conto che un salto di qualità importante è stato fatto, grazie all’inserimento di Invernizzi prima e alla definitiva esplosione di Vegnaduzzo poi. Con la crescita di rendimento dei due sudamericani (in attesa del recupero di Invernizzi, ai box per infortunio), in parallelo c’è stata quella di tutti i giocatori d’attacco; da Boccardi a Nigiotti, da Cosimi a Faenzi, da Coli al meraviglioso De Carolis, per il quale i complimenti arrivano da ogni dove. Il piccolo giovane attaccante biancorosso, è senza dubbio la scoperta più bella per tutti. Le sue accelerazioni, la capacità di puntare e saltare gli avversari col pallone incollato al piede, spaccano letteralmente le altrui difese. Ma è chiaro che la crescita è complessiva. Dall’invenzione di Borselli nel ruolo di terzino destro, ai cross al bacio di Sabatini, al quale Vegnaduzzo deve ben 3 gol nelle ultime due giornate. La bella riscoperta di Fratini, l’avanzamento e la crescita di Berretti, che con Gorelli completano un centrocampo da categoria superiore.
Consonni, insomma, comincia a toccare con mano, i frutti di un lavoro sul campo che viene da lontano, sin dal ritiro di Santa Fiora. Risolto il problema del gol adesso c’è di nuovo da lavorare sulla fase difensiva. Perché se è vero che adesso il Grifone segna a ripetizione, è vero che i 5 gol presi nelle ultime due partite, sono un piccolo campanello d’allarme da non sottovalutare, per un reparto che nelle prime giornate pareva di granito e impenetrabile. Anche se, alla fine, l’importante è segnarne sempre uno in più degli avversari.
Paolo Franzò
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