La manifestazione
Un sergente per risollevare la squadra
Il pisano Favarin ha diretto l’allenamento e oggi cerca i primi punti dell’anno
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GAVORRANO. È il pisano Giancarlo Favarin il nuovo allenatore del Gavorrano: già questo pomeriggio, compiute le formalità di rito, potrebbe esordire sulla panchina rossoblù, nella sfida allo Zecchini contro l’Arzachena.
Il direttore generale Filippo Vetrini ha dunque sciolto le riserve dopo appena un giorno dall’esonero di Vitaliano Bonuccelli, scegliendo un tecnico navigato e con tanta esperienza. Un cambio radicale di rotta, per fermare e invertire la marcia dei minerari. Ovviamente Favarin avrà bisogno di qualche settimana per conoscere la squadra e portare se del caso i correttivi, anche se il credo calcistico del mister cinquantanovenne non si discosta poi molto dai dettami tattici fin qui adottati dal Condor Bonuccelli. Il modulo che impiega di più Favarin nelle sue squadre è il 3-5-2, leggermente diverso rispetto alle prime uscite in C del Gavorrano, con un’attenzione generale improntata alla difesa. Ma sono sottigliezze, visto che poi in campo a fare la differenza sono alla fine solo le qualità tecniche e fisiche dei giocatori.
Gli almanacchi raccontano di una carriera improntata al sacrifico da parte di Giancarlo Favarin, nato appunto nella città della torre pendente il 28 agosto del 1958: trafila nei vari settori giovanili e poi via in giro per l’Italia a rincorrere un pallone, e i sogni di diventare un giocatore professionista. Cosa che Favarin ha saputo fare, disimpegnandosi molto soprattutto in serie B e C nel ruolo di mediano tuttofare, con giocatori che poi hanno fatto la storia del calcio. A Certaldo per esempio era il guardia-spalle di un certo Spalletti, e contro il Vicenza quando era nello Jesi gli toccò di marcare un certo Robi Baggio, all’epoca in rampa di lancio: la partita finì per 0-0. Appena passati i trent’anni la decisione di appendere gli scarpini al chiodo e di tuffarsi nella carriera di allenatore. Fra serie D e serie C di acqua ne è passata sotto i ponti. Esordio con il Castelnuovo nel 98/99 e poi via per lo stivale: Cavese, Fano, Olbia, Latina, Ternana, Scafatese, Lucchese per tre anni, Unione Venezia, Matera, una puntata oltre le Alpi in Repubblica Ceca per guidare il Viktoria Zizkov in serie B per una decina di partite, e ancora Bisceglie, Fidelis Andria, il suo Pisa, Venezia dove conquista un titolo di campione d’Italia in serie D, ancora Fidelis Andria la scorsa stagione. Ora la chiamata del Gavorrano, per un lavoro che sembra fatto su misura per un allenatore che ama i giovani calciatori, come appunto Favarin. La scalata da affrontare è di quelle in verticale, e con pochissimi appigli. Starà al sergente pisano entrare subito in sintonia con un gruppo plasmato negli ultimi anni da un tecnico rispettato e amato come Vitaliano Bonuccelli, e trovare le alchimie giuste per risalire la china della classifica, o almeno per giocarsela e entrare definitivamente in lotta per non retrocedere.(en.gi.)
Il direttore generale Filippo Vetrini ha dunque sciolto le riserve dopo appena un giorno dall’esonero di Vitaliano Bonuccelli, scegliendo un tecnico navigato e con tanta esperienza. Un cambio radicale di rotta, per fermare e invertire la marcia dei minerari. Ovviamente Favarin avrà bisogno di qualche settimana per conoscere la squadra e portare se del caso i correttivi, anche se il credo calcistico del mister cinquantanovenne non si discosta poi molto dai dettami tattici fin qui adottati dal Condor Bonuccelli. Il modulo che impiega di più Favarin nelle sue squadre è il 3-5-2, leggermente diverso rispetto alle prime uscite in C del Gavorrano, con un’attenzione generale improntata alla difesa. Ma sono sottigliezze, visto che poi in campo a fare la differenza sono alla fine solo le qualità tecniche e fisiche dei giocatori.
Gli almanacchi raccontano di una carriera improntata al sacrifico da parte di Giancarlo Favarin, nato appunto nella città della torre pendente il 28 agosto del 1958: trafila nei vari settori giovanili e poi via in giro per l’Italia a rincorrere un pallone, e i sogni di diventare un giocatore professionista. Cosa che Favarin ha saputo fare, disimpegnandosi molto soprattutto in serie B e C nel ruolo di mediano tuttofare, con giocatori che poi hanno fatto la storia del calcio. A Certaldo per esempio era il guardia-spalle di un certo Spalletti, e contro il Vicenza quando era nello Jesi gli toccò di marcare un certo Robi Baggio, all’epoca in rampa di lancio: la partita finì per 0-0. Appena passati i trent’anni la decisione di appendere gli scarpini al chiodo e di tuffarsi nella carriera di allenatore. Fra serie D e serie C di acqua ne è passata sotto i ponti. Esordio con il Castelnuovo nel 98/99 e poi via per lo stivale: Cavese, Fano, Olbia, Latina, Ternana, Scafatese, Lucchese per tre anni, Unione Venezia, Matera, una puntata oltre le Alpi in Repubblica Ceca per guidare il Viktoria Zizkov in serie B per una decina di partite, e ancora Bisceglie, Fidelis Andria, il suo Pisa, Venezia dove conquista un titolo di campione d’Italia in serie D, ancora Fidelis Andria la scorsa stagione. Ora la chiamata del Gavorrano, per un lavoro che sembra fatto su misura per un allenatore che ama i giovani calciatori, come appunto Favarin. La scalata da affrontare è di quelle in verticale, e con pochissimi appigli. Starà al sergente pisano entrare subito in sintonia con un gruppo plasmato negli ultimi anni da un tecnico rispettato e amato come Vitaliano Bonuccelli, e trovare le alchimie giuste per risalire la china della classifica, o almeno per giocarsela e entrare definitivamente in lotta per non retrocedere.(en.gi.)
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