Gioco
Camilli: «Aiutate la famiglia Ceri, ci saranno i risultati»
L’ex patron invita i tifosi a sostenere l’Us Grosseto Siparietto in tribuna per il posto assegnato all’ospite
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GROSSETO. «Vi prego di aiutare i Ceri, di non criticarli, anch’io gli do una mano perché sono affezionato alla città».
L’appello ad aiutare l’Us Grosseto nella sua operazione di rilanciare il calcio in città viene lanciato direttamente da Piero Camilli, il Comandante, che dopo aver esultato per la vittoria della Viterbese contro il Gavorrano si è intrattenuto con la stampa locale per parlare della situazione del Grifone.
«In questa piazza - ha esordito Camilli, accompagnato allo Zecchini dai figli Luciano e Vincenzo - ho vinto tanto e sofferto, portando la squadra in alta, come mai era stata nella sua storia. E non nascondo che mi sono emozionato tornare in questo stadio: anch’io sono fatto di carne ed ossa».
«Ho visto la squadra bian corossa - haproseguito l’ex presidente del Grosseto - solamente durante il precampionato e il calcio d’estate inganna un po’. La famiglia Ceri ha dato il sangue per il Grosseto e soffrono tanto. Mi sento spesso con Simone e Mario Ceri e gli sono nel cuore. So cosa provano».
Camilli dà innanzitutto una carica ai tifosi: «I risultati arriveranno. Io con la Viterbese ero a otto punti dalla vetta e poi ho vinto il campionato».
Il patron della Viterbese, dall’alto della sua esperienza, manda anche consigli allo staff biancorosso: «Il campionato si deve vincere con la palla in aria e il coltello in bocca. Invernizzi, un giocatore che quando sarà disponibile può dare una mano, e Vegnaduzzo li metti lì davanti, non devono andare in giro per il campo, e li servi con palle in aria belle e lunghe. I tic tac in queste categorie non servono, lasciamoli alla scuola calcio e qualcuno deve tornare alla scuola calcio».
«Deve cambiare qualcosa - aggiunge Piero Camilli - vediamo di dare una svolta alla squadra».
«Quello è il mio posto». Prima della partita tra Gavorrano e Viterbese c’è stato un gustoso siparietto. La società gavorranese aveva sistemato il patron Camilli nella parte destra della tribuna centrale, ma il Comandante non ha pensato nemmeno un attimo di mettersi lì, ma è andato dritto al suo posto n.20, nella tribuna d’onore. «Mi sono ripreso la mia sedia - commenta l’accaduto - avrei fatto a cazzotti per riprendere il mio posto. Mi sembrava di stare a casa. I dirigenti del Gavorrano capito e mi hanno lasciato vedere la partita da lì».
L’appello ad aiutare l’Us Grosseto nella sua operazione di rilanciare il calcio in città viene lanciato direttamente da Piero Camilli, il Comandante, che dopo aver esultato per la vittoria della Viterbese contro il Gavorrano si è intrattenuto con la stampa locale per parlare della situazione del Grifone.
«In questa piazza - ha esordito Camilli, accompagnato allo Zecchini dai figli Luciano e Vincenzo - ho vinto tanto e sofferto, portando la squadra in alta, come mai era stata nella sua storia. E non nascondo che mi sono emozionato tornare in questo stadio: anch’io sono fatto di carne ed ossa».
«Ho visto la squadra bian corossa - haproseguito l’ex presidente del Grosseto - solamente durante il precampionato e il calcio d’estate inganna un po’. La famiglia Ceri ha dato il sangue per il Grosseto e soffrono tanto. Mi sento spesso con Simone e Mario Ceri e gli sono nel cuore. So cosa provano».
Camilli dà innanzitutto una carica ai tifosi: «I risultati arriveranno. Io con la Viterbese ero a otto punti dalla vetta e poi ho vinto il campionato».
Il patron della Viterbese, dall’alto della sua esperienza, manda anche consigli allo staff biancorosso: «Il campionato si deve vincere con la palla in aria e il coltello in bocca. Invernizzi, un giocatore che quando sarà disponibile può dare una mano, e Vegnaduzzo li metti lì davanti, non devono andare in giro per il campo, e li servi con palle in aria belle e lunghe. I tic tac in queste categorie non servono, lasciamoli alla scuola calcio e qualcuno deve tornare alla scuola calcio».
«Deve cambiare qualcosa - aggiunge Piero Camilli - vediamo di dare una svolta alla squadra».
«Quello è il mio posto». Prima della partita tra Gavorrano e Viterbese c’è stato un gustoso siparietto. La società gavorranese aveva sistemato il patron Camilli nella parte destra della tribuna centrale, ma il Comandante non ha pensato nemmeno un attimo di mettersi lì, ma è andato dritto al suo posto n.20, nella tribuna d’onore. «Mi sono ripreso la mia sedia - commenta l’accaduto - avrei fatto a cazzotti per riprendere il mio posto. Mi sembrava di stare a casa. I dirigenti del Gavorrano capito e mi hanno lasciato vedere la partita da lì».
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