La protesta
La parabola di un 2016 da dimenticare
Tra le sconfitte e le frizioni con il Comune la società chiude un anno da circoletto rosso
GROSSETO. Solo un anno fa, di questi tempi, il Grifone volava alto nella classifica del girone G della serie D, con i tifosi che sognavano un rapido ritorno nei professionisti e che riempivano lo stadio “Zecchini” in buon numero. Era un Natale sereno per tutti e nessuno poteva immaginare come tutto sarebbe potuto cambiare in appena 366 giorni.
Dalle stelle alle stalle in un giro di valzer, tutto è mutato. Un 2016 da circoletto rosso, che i tifosi biancorossi non vedono l’ora di lasciarsi alle spalle. L’anno che sta finendo si apre bene, con un netto 4-0 al Trastevere. È ancora il Grosseto di Mimmo Giacomarro, primo mister dell’era targata Max Pincione (in foto qui a fianco). L’8 gennaio, un incontro tra lo stesso presidente e l’amministrazione comunale parla di rapporti sereni e cordiali, mentre dalla Raptor, uno dei main sponsor della Fc Grosseto, dicono di un rapporto fantastico che durerà per anni. Siamo ancora nel periodo felice, in cui si racconta di un business plan che dovrebbe riportare il Grifone almeno in serie B, nel giro di poche stagioni.
Seguono una serie di risultati altalenanti col primo posto conquistato e subito perduto, sino alla doppia sconfitta, con Olbia e Rieti, che costa la panchina a Domenico Giacomarro. Al suo posto, viene chiamato Nevio Orlandi, personaggio schivo, assai diverso dal suo predecessore. Cambia tutto, con Alessio Bifini, oggi primo allenatore che diventa il vice di Orlandi. Ci si avvicina a passi spediti verso la partita dell’anno; lo scontro diretto di Viterbo, con la Viterbese di Piero Camilli. Il 28 febbraio è la data più importante. In città si vive di nuovo l’atmosfera delle trasferte storiche, con centinaia di tifosi pronti a invadere la città dei Papi. Sulle tribune del Rocchi, i tifosi del Grifone saranno alla fine quasi il doppio di quelli laziali. Una vittoria che però, resterà solo sugli spalti. Una giornata allucinante, condita da una pioggia torrenziale incessante e il terreno di gioco, più simile a una palude. Vincerà la Viterbese, non senza fortuna, col Grosseto cui non viene concesso un rigore clamoroso e i tifosi delusi che fanno rientro zuppi come pan bagnato.
Pincione dopo la gara parlerà apertamente di “furto” subito dalla sua squadra. Nella settimana che segue, lo stesso Pincione incontra i tifosi allo Zecchini, con l’ambiente che si compatta per ripartire subito, mentre lo stesso presidente torna a chiedere la gestione di più campi di calcio, dove far allenare anche le giovanili, col campo di via Austria (prima promesso e poi mai concesso al Grosseto), che col tempo diventerà uno dei pomi della discordia. Sul campo invece la squadra risponde subito con una prova gagliarda, battendo l’ostica Arzachena per 4-2.
Niente lascia presagire il brutto scivolone della settimana dopo, sul minuscolo campo in sintetico di Ostia. Una sconfitta che pagheranno soprattutto Zotti e Palumbo, messi fuori rosa per scarso impegno. Fuori dal campo va avanti la diatriba tra la società e il Comune, con il Grosseto che lamenta promesse non mantenute. Sarà il filo conduttore, anche dopo le elezioni amministrative di giugno. Sul campo il Grifone torna a vincere; un filotto di successi che però servirà solo a blindare il secondo posto alle spalle della Viterbese, ma con ottime chance di arrivare in Lega Pro, attraverso i playoff. Il tutto, mentre aumentano di nuovo le frizioni tra proprietà e Comune, per questioni legate alla manutenzione dello Zecchini e la mancata concessione della convenzione per 5 anni per l’uso dello stadio stesso che neppure la nuova amministrazione, concederà più tardi.
Addirittura, il 18 aprile scorso si registra la presa di posizione netta della Curva Nord, a fianco della proprietà, tanto che in città compaiono striscioni contro il Comune. Pochi mesi dopo lo scenario muterà totalmente. Il 22 maggio c’è la sfida con l’Olbia allo Zecchini; vincerla potrebbe significare già Lega Pro, per i tanti ripescaggi che si annunciano nell’estate che è alle porte. Finirà nel peggiore dei modi, con una sconfitta per 2-1 che farà male, molto male.
Comincia un’estate pazzesca, con la proprietà che in più di una occasione ribadisce la volontà di puntare al ripescaggio, comunque possibile. Addirittura, prima ancora di giugno, si conosce la sede del ritiro estivo (che sarà a Genga, nelle Marche) e il nome del nuovo tecnico: Marco Cari. Comincia il calciomercato e in Maremma arrivano ottimi giocatori, per una rosa alla fine tutta nuova. Intanto, la città cambia amministrazione e subito Pincione chiede un incontro anche con il neo sindaco.
Inizia un valzer di dichiarazioni, da una parte e dall’altra che non porterà a nulla, anche se i primi incontri sembrano indurre a un modesto ottimismo. Dei nuovi soci di cui si annunciava l’imminente ingresso in società, nessuna traccia. Parole tante, così come le promesse, ma fatti prossimi allo zero.
Come la sempre sbandierata solidità economica, messa al muro da fatti che nei mesi hanno detto l’esatto contrario. Della ventilata domanda di ripescaggio in Lega Pro, alla fine nessuna traccia, con i tifosi che la prendono male, soprattutto quando sembra che Pincione sia interessato a trasferirsi a Ancona. La frattura comincia a aprirsi; proprietà e tifoseria organizzata, dallo scorso mese di luglio si allontaneranno sempre più, mentre Grosseto e Comune vanno avanti a colpi di proposte e contro proposte. Il rapper maremmano Conte Max ci scherza su, con un tormentone sull’estate del tifoso biancorosso.
L’avvocato Nucifora, consulente legale del Grosseto, ci mette il carico e lo scorso 22 luglio dichiara che tutto pronto per il ripescaggio in Lega Pro. Non succederà, anzi la squadra sarà iscritta ancora alla serie D e la cosa non sarà presa bene in città.
Una beffa. Una decisione che la società proverà a spiegare attraverso un comunicato che però non convincerà nessuno. Inizia una lunga serie di punzecchiature, tra lo stesso Pincione, il Roselle Calcio e la nuova amministrazione comunale. L’estate andrà avanti, con la squadra in ritiro, in una sorta di apparente normalità, mentre in città monterà la contestazione di buona parte della tifoseria organizzata, contro la società. Alla fine di luglio, il Grosseto esce dalla Tim Cup, superato nettamente dal Pordenone.
Dopo una buona serie di amichevoli, il ritiro si sposta a Scansano, dove si consuma il primo cambio in panchina, con Marco Cari che saluta. Al suo posto arriva Massimo Agovino che resterà al timone appena per le prime 2 gare di campionato. Intanto, già a fine agosto si inaspriscono i rapporti tra società e amministrazione comunale. Tra le beghe da sistemare, le condizioni fatiscenti di stadio e campo Palazzoli, lasciati senza cure per tutta l’estate e ridotti a giardini incolti con erbacce alte. Sarà l’opera di alcuni volontari a renderli agibili, appena in tempo per il via in campionato che si apre il 4 settembre, con un deludente pareggio interno con la modesta Fezzanese.
Senza campagna abbonamenti, lo stadio si svuoterà via via, gara dopo gara, con la squadra, incapace di risultati all’altezza. Marco Sanna approda in panchina dopo la sconfitta di Sestri. Neanche lui riuscirà a dare una sterzata a una squadra che presto comincerà a lamentare il mancato pagamento degli emolumenti. Qualche sussulto qua e là, come il successo di Gavorrano in Coppa Italia, o quello di Savona e la vittoria sulla Massese, mentre dai tribunali, cominciano ad arrivare i primi guai, dall’ex dirigente, Rodolfo Mirri e da alcuni dei giocatori della stagione precedente; tutti lamentano mancati pagamenti, mentre partono i primi pignoramenti.
Col Montemurlo, lo scorso 13 novembre, l’ultima vittoria nel campionato in corso. Quindi, gara dopo gara, nell’ultimo mese saluta l’intera rosa; se ne vanno tutti i giocatori e in fondo viene esonerato pure Marco Sanna, reo di dichiarazioni pesantissime nei confronti della società. Col presidente, Max Pincione che ormai da lungo tempo non torna a Grosseto. La squadra, viene affidata a Alessio Bifini che può contare solo sui suoi ragazzi della Juniores, con lo stesso Pincione che dall’America fa sapere di non avere nessuna intenzione di mollare e tanto meno di vendere, anzi, dichiarando di voler rinforzare la squadra con nuovi giocatori.
È la storia di questi giorni, con volti nuovi che si affacciano allo Zecchini, tra l’incredulità generale, per una situazione che si fatica a capire. Il 2016 si chiude così, volendolo sintetizzare.
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