Sicurezza
«Devo completare il lavoro iniziato 4 anni fa»
Alfio Giomi rieletto alla presidenza Fidal: vogliamo investire su società, dirigenti e tecnici
GROSSETO. L’atletica italiana rimane nelle mani di Alfio Giomi. L’assemblea che si è svolta domenica scorsa ad Ostia ha ribadito la fiducia al 68enne dirigente grossetano, eletto con il 61,56 per cento dei voti (47.469), contro il 38,14 dello sfidante, l’ex mezzofondista Stefano Mei, che ha ricevuto 29.408 preferenze. Un bel risultato se si considera che è stato ottenuto al secondo mandato. «La mia conferma - dice Giomi - è arrivata al termine di un'assemblea importante, bella e dibattuta, che ha visto la partecipazione del 73% delle società italiane».
Quattro anni fa aveva detto che sarebbe rimasto alla guida della Fidal per un solo mandato. Perché ha cambiato idea? «Ho deciso di ricandidarmi perché non sono riuscito a completare il lavoro. Pensavo di poterci riuscire in un quadriennio, ma sono stato presuntuoso: voglio essere ancora utile all’atletica e per rispetto di chi mi ha dato fiducia quattro anni fa».
Per completare il lavoro cominciato quattro anni fa, Giomi si concentrerà soprattutto su tre punti fondamentali: «Il primo riguarda il settore tecnico - spiega il presidente Fidal - Vogliamo completare un processo innovativo per un settore partecipato e non dirigistico, vogliamo far crescere il tecnico insieme all’atleta, un’operazione culturale per rendere più ricco il panorama italiano. Certo, serve anche una struttura centrale che possa garantire il massimo del supporto agli atleti che devono poi partecipare all’Olimpiade. Ecco perché vogliamo coniugare questi due percorsi, rafforzando la struttura centrale senza dimenticare l’aspetto fondamentale della crescita dei tecnici».
«In secondo luogo - prosegue Giomi - investiremo sulle società per formare dirigenti e creare le condizioni affinché questo valore venga riconosciuto i con leggi ad hoc da parte del governo e del Coni».
«Vogliamo costruire una Fidal diversa, innovativa, più moderna e rispondente alle esigenze di oggi. Quattro anni fa mancavano le strutture, le competenze, le persone, mentre oggi ci sono le basi per farlo. Abbiamo avvito un progetto importante e per la prima volta strutturato, “Generazione Atletica”, insieme al Miur. L’atletica deve ripartire dalle scuole, (dove è comunque la disciplina più frequentata) ma non deve essere solo in mano agli insegnanti. Serve una cultura diversa: bisogna cominciare a capire che lo sport è un momento educativo importante».
Quale sarà il suo obiettivo? «Voglio concludere il lavoro, crescere e arrivare ai Giochi di Tokyo 2020 con almeno 7-8 atleti da medaglia. Nell’atletica puoi anche raggiungere un buon risultato senza salire sul podio olimpico, mettendo 10-12 atleti in finale, ma la statistica dice che a quel punto qualcuno la medaglia deve prenderla. L’atletica deve tornare la prima federazione sportiva in Italia, non solo nei numeri ma soprattutto nel saper segnare la strada».
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