Il Tirreno

Grosseto

«È tutta una farsa, mi hanno spento un sogno»

di Maurizio Caldarelli
«È tutta una farsa, mi hanno spento un sogno»

Il mister ancora non si capacita dell’esonero: dopo 13 giorni non avevo nemmeno imparato tutti i nomi

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Ero innamorato di Grosseto: volevo allenare qua e per questo ho sposato subito il progetto di Pincione. Mi hanno spento un sogno».

Massimo Agovino non sa darsi pace, scuote la testa, e usa parole forti dopo la comunicazione choc da parte dell'avvocato Vincenzo Nucifora. «È una farsa - ripete ossessivamente - un esonero che ha del clamoroso, dopo soli tredici giorni di allenamenti. Non ho avuto neanche il tempo di imparare il nome di tutti i giocatori: Marianeschi l’ho sempre chiamato Bernardeschi».

Il mister biancorosso è sconvolto, rivive situazioni provate anni addietro. «Ci sono ricascato: la colpa è del mio amore per il calcio. Per me era un sogno venire in una città dove hanno allenato anche Sarri e Allegri. Mi sarei buttato nel fuoco pur di lavorare qui».

Com’è nato l’esonero?

«Alle 8,50 mi hanno chiamato prima Spadoni, poi Gorelli, chiedendo di mettermi in contatto con l'avvocato Nucifora, il quale mi ha fatto una proposta indecente, che non ho accettato, prima di sollevarmi dall’incarico. Io non ho problemi personali e loro devono prendersi la responsabilità di aver cacciato due allenatori in un mese».

Dopo la sconfitta con il Sestri ha parlato con la società?

«Ho fatto quattro chiacchiere con Nucifora, che mai ha chiesto cosa fosse successo. Io gli ho risposto che se l’avessi capito subito sarei Mourinho e non Agovino. Siamo rimasti che martedì avrei parlato con la squadra. Mi ha salutato dicendomi “Mister quella di domenica deve essere la partita della svolta”, lasciandomi capire che avrei potuto rischiare l’esonero in caso di sconfitta. Ed invece… Avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non andava al momento che mi ha contattato Pincione. “Mister proviamo?”, mi disse subito. Proviamo cosa? gli risposi, io sono in serie D da tredici anni e non ho trent’anni, ma cinquanta. Se lei è convinto domani vengo in sede. E così purtroppo ho fatto».

Come sono stati i rapporti con la società?

«Cordiali, fino a domenica, quando mi sono state mosse una serie di accuse incredibili. Mi sono però sempre sentito un allenatore in prova e devo dire che ha fatto bene Cari ad uscire di scena: io invece dovrò aspettare un anno prima di tornare sul campo. Mi è mancata la vicinanza della società: mi sono presentato da solo la prima volta alla stampa, perché non c'era nessun dirigente alla conferenza».

Agovino riporta anche un colloquio con Max Pincione: «Dopo il pareggio con la Fezzanese mi ha chiamato il presidente per dirmi che “così non va bene, mi sembra la squadra di Giacomarro” ed è rimasto male quando gli ho detto che ero onorato di questo accostamento, perché le squadre di Mimmo giocano e divertono».

Come giudica questo Grosseto?

«Dalla cintola in su è molto buono, con qualche assestamento può far bene. Non può certo continuare a giocare con un portiere del 1998, due terzini del 1997 e due centrali del 1994 e 1992. Serve almeno un giocatore di caratura in difesa. Ho assistito ad una serie di telefonate con giocatori di esperienza che hanno rifiutato e confesso che lì mi è suonato un campanello d’allarme, tanto che non volevo andare in panchina contro la Fezzanese. Sono deluso perché avrei voluto far crescere questi ragazzi, ne hanno tanto bisogno e volevo dar loro un'identità. Li ringrazio per avermi seguito e ringrazio i tifosi per la loro vicinanza».

Maurizio Caldarelli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa