Italia
«Non cambia nulla per il Comune»
L’assessore Rossi: «Stadio a norma con telecamere e tornelli Disponibili a rinnovare la convenzione in scadenza ad agosto»
GROSSETO. «Come amministratore non posso che prendere atto della decisione di Pincione. A noi interessa solo che il campo sia tenuto bene».
L’assessore allo sport Fabrizio Rossi commenta una notizia che ha colto di sorpresa gli ambienti sportivi cittadini.
«Come tifoso - aggiunge - è stata una delusione e confesso che il presidente aveva detto a me e al sindaco Vivarelli Colonna che avrebbe fatto domanda di ripescaggio. Dispiace ovviamente anche che Grosseto rimanga ancora fuori dal grande calcio professionistico».
Cosa cambia per l’amministrazione comunale?
«Nulla. Ripartiamo da quello che ci eravamo detti nei giorni scorsi. E mi ero ripromesso di parlare con la dirigenza dopo la chiusura dei termini per il ripescaggio. Il Comune, come promesso, metterà lo stadio Zecchini a norma, con tanto di tornelli e videosorveglianza, anche se invece della Lega Pro si disputerà il campionato di serie D».
Non cambia però nemmeno il pensiero di Rossi sul canome da pagare: «Siamo disponibili a rinnovare la convenzione che scade il prossimo 28 agosto, ma possono stare sul campo il canone loro richieste. L’Fc Grosseto è moroso di due rate. Una volta saldato il debito si provvederà a dare un altro anno di convenzione. A questo punto, infatti, non vedo l’utilità di un’assegnazione per cinque anni».
L’assessore allo sport prosegue ribandendo che «a me non interessano le questioni societarie. Io sono qua per amministrare un patrimonio che, purtroppo, ho trovato, in occasione della festa della curva, in totale stato di abbandono, con erba alta sia allo Zecchini che al sussidiario Palazzoli. Il Comune si è impegnato con una serie di controproposte, ma la società deve garantire la manutenzione ordinaria».
«Non si può stare gratuitamente - aggiunge Rossi - in un impianto che vale milioni di euro. Noi dobbiamo tutelare gli interessi dei cittadini e il canone che viene richiesto è puramente simbolico».
Maurizio Caldarelli
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