Il Tirreno

Grosseto

Petrucci ha domato anche l’Ultra Trail

di Massimo Galletti
Petrucci ha domato anche l’Ultra Trail

Lo specialista ha portato a termine la durissima North Face Lavaredo, 119 km da correre di notte con dislivello di 6.000 metri

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GROSSETO. La “The North Face Lavaredo Ultra Trail” è riconosciuta dagli specialisti, come la gara più dura in Italia.

Basti pensare che si devono correre 119 chilometri con un dislivello positivo che può raggiungere anche i 6000 metri. A questo aggiungiamo che si parte alle 23 e si prosegue per tutta la notte fino alle luci dell'alba del giorno dopo, fino all'arrivo.

Ma questo non sembra avere spaventato più di tanto il grossetano Guido Petrucci, specialista nelle ultra trail, che, accompagnato da David Bausani e Paolo Vagaggini, si è presentato regolarmente al via della competizione, a fianco di altri 1600 atleti, provenienti da ogni parte del mondo con l'obiettivo di chiudere la loro fatica nel tempo massimo consentito delle 30 ore.

Si parte dal centro di Cortina. Del gruppo fa parte anche Massimo Cianchi, in veste di assistente in gara con il compito di “Sherpa”, cioè di fornire materiale logistico e il supporto mentale indispensabile in gare di questo genere.

Il tracciato comprende, tra gli altri, passaggi dal Col Gallina, lago di Misurina, le Tre Cime di Lavaredo, Passo Giau, tutto su sentieri e strade bianche. Fino a raggiungere le quote massime di oltre 2200 metri. Lo scenario quello delle Dolomiti è meraviglioso, ma solo quello. Controlli e ristori distanti più o meno 15/20 chilometri l’uno dall’altro. Fino al 66° chilometro, Petrucci tiene un passo accettabile e in poco più di 11 ore conclude la prima metà di gara.

Dopo il cambio dei vestiti bagnati di sudore, un piccolo spuntino e si riparte. Nel frattempo, però, Petrucci rimane solo. Vagaggini per problemi fisici manifestati già nei giorni precedenti si ferma dopo circa 30 chilometri. Bausani invece accusa sonno e stanchezza e all’altezza del lago di Misurina alza bandiera bianca e si ritira.

L’atleta maremmano si ritrova così ad essere assistito da un “Support crew” composta da tre persone. La fatica, comincia a farsi sentire, ma Petrucci non molla, alternando la camminata in salita alla corsa in discesa.

Peccato che dopo il controllo di Cimebanche salendo al Col Gallina, si trovi a percorrere un tratto lunghissimo di circa 19 chilometri in larga parte in salita ed esposto al sole.

L’atleta maremmano vacilla e pensa di ritirarsi, ma nel punto in cui si trova nessuno può venire a soccorrerlo e con tanta difficoltà si trascina fino al controllo successivo. Li trova la sua squadra di supporto, che gli fa ritrovare la forza per andare avanti.

Dal passo Giau mancano quasi 20 chilometri all’arrivo e due sole salite. Inizia a piovere e la temperatura si abbassa addirittura a circa 5° .

Petrucci non sembra accorgersene visto che gradisce correre con il freddo. Passate le due salite, inizia la discesa. Chi conosce questa disciplina sportiva sa che alla fine è più difficile correre in discesa che in salita visto che le gambe non reggono più.

Ciliegina sulla torta gli ultimi due chilometri sono sempre in discesa e con una pendenza di 30/35° nel fango. Gli atleti, o almeno quelli superstiti hanno difficoltà a reggersi in piedi, nonostante i bastoncini da trekking utilizzati per lo scopo. Un ulteriore calvario. Tutto questo di notte e con la pioggia e lampada frontale per illuminare il percorso.

Neanche questo riesce a fermare a Petrucci che, con una incredibile forza di volontà, si presenta al traguardo di Cortina dopo avere corso per 24h,34’, chiudendo alla seicentesima posizione su 960 atleti superstiti dei 1600 registrati alla partenza e ritirati nel corso della prova.

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