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Dakar, gli aneddoti dei campioni

Dakar, gli aneddoti dei campioni

Benzina, arresto, servizi igienici: i maremmani si raccontano

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GROSSETO. È un mondo tanto affascinante, quanto faticoso e pericoloso. Ma nei racconti della Dakar, e dei rally in generale, restano gli aneddoti. Hanno fatto sorridere, se non proprio ridere, Silvia Giannetti e Matteo Casuccio (moto) e Valdimiro Brezzi e il navigatore Piero Picchi (auto) chiamati dal Panathlon Grosseto a raccontare le loro esperienze nella corsa più dura al mondo.

Specie quando si svolgeva in Africa e una tanica di benzina in mezzo al deserto, spuntata improvvisamente ma provvidenzialmente, poteva valere dagli 800 dollari a... una bottiglia di Morellino: erano i tempi della “Maremma Dakar” di Brezzi e Picchi (2004), con la Toyota carica di sponsorizzazioni locali, indispensabile risorsa per poter pensare di affrontare l’impresa. E l’arresto di Casuccio in Cile? Giù risate in sala, per prime le sue: era passato, secondo l’accusa, su un sito archeologico insieme a un altro motociclista olandese. «Già quando ci caricarono sul furgone della polizia capii che c’era qualcosa di strano: ci offrivano la Coca cola, ci chiedevano gli autografi...». Caso risolto nel giro di poco. E vogliamo parlare dei disagi per le donne in mezzo a un deserto? Doccia, servizi igienici... «È una dimensione che fa dimenticare tutto. Nel giro di poco non avevo più problemi», dice Giannetti. Che ormai ha appeso la moto al chiodo. Mentre Casuccio è pronto per tornare alla Dakar e Brezzi per affrontare in moto il rally di Albania: «È più vero». (p.s.)

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