Il Tirreno

Grosseto

serie d

«Troppe interferenze intorno alla squadra. Qui c’è armonia»

Paolo Franzò
«Troppe interferenze intorno alla squadra. Qui c’è armonia»

Calciatori contattati per il prossimo anno, voci sugli stipendi. Mister Orlandi: «Chi ha interesse a rompere il giocattolo?»

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GROSSETO. «Mi sento di alzare uno scudo a difesa di questa squadra».

Inizia così la conferenza stampa di mister Orlandi. È un sabato diverso quello che precede la trasferta biancorossa di Castiadas. Ci sono i direttori, Mirri e Iapaolo, manca Riccardo Chechi, mentre è ancora negli Stati Uniti il presidente, Max Pincione. Ma è Nevio Orlandi a sorprendere tutti con una dichiarazione spontanea del tutto inattesa che può apparire un attacco, ma in realtà è una difesa a spada tratta della propria squadra e non solo.

«Parliamo delle interferenze che ci sono attorno a questa squadra – spiega il tecnico biancorosso – la squadra oggi deve stare tranquilla. Soprattutto oggi che si è ritrovata che è tornata l'armonia che si è ricompattata. Avere una rosa con 30 giocatori è troppo, forse neanche il Real Madrid. Eppure, malgrado questo, abbiamo ritrovato davvero lo spirito giusto all’interno dello spogliatoio. Cosa che non posso certo dire di aver trovato al mio arrivo. Ecco adesso che c’è di nuovo armonia e che tutti, ma davvero tutti si stanno dando da fare per cercare di centrare il nostro obiettivo, non posso più accettare certe interferenze».

Ma a cosa allude Orlandi? «Una è fatta ad arte su alcuni giocatori, la cui attenzione viene distolta dalla realtà del momento con promesse circa ingaggi per la prossima stagione, o frasi del tipo: ti porto qua, o ti porto la, magari screditando anche quello che è il nostro lavoro qua. Per quanto riguarda la società l'ultima voce che girava al campo ieri, riguardava i presunti mancati pagamenti degli emolumenti ai giocatori. Cosa assolutamente non vera, perché qua riscuotiamo tutti regolarmente. Allora cosa devo pensare? Che diamo noia a qualcuno? Che forse c'è qualcuno che ha interesse a rompere il giocattolo? È chiaro che si tratta di un tentativo di destabilizzare l'ambiente, di screditarlo. Francamente tutto questo è seccante. Io dico che per il bene dei tifosi e della città, è giusto che questa squadra possa lottare serenamente sino alla fine del campionato per il suo obiettivo. Poi tireremo una riga e vedremo cosa saremo stati capaci di fare. Ma ripeto, la squadra va lasciata in pace. In un momento così, in cui le cose hanno ripreso ad andare bene, solo chi vuol rompere qualcosa può agire così e io mi sento di dover proteggere la squadra da tutto questo. Sappiate che non sono solo parole ma nello spogliatoio siamo un gruppo unito».

«Basta vedere – aggiunge – l'esultanza della panchina a San Cesareo, come domenica scorsa. Ma mi sembra evidente che a Grosseto c’è qualcuno che non vuole che si faccia calcio a un certo livello e questo mi dispiace».

Lo scudo adesso è alzato e non si può negare che certe chiacchiere in città girino da tempo. Ma del resto, questo è sempre accaduto anche nel passato, quando ad esempio il presidente precedente definì Grosseto la città degli spifferi.

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