Il Tirreno

Grosseto

Cuore e tanto lavoro Il miracolo Roselle

di Paolo Mastracca
Cuore e tanto lavoro Il miracolo Roselle

Pochi ritocchi alla rosa iniziale per una stagione sempre al top

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ROSELLE. Cos’ha di così speciale il Roselle? Quando una squadra vince, anzi stravince a ripetizione, è questa la domanda che sorge spontanea.

La riposta immediata è quella di affermare che il Roselle vince perché è la squadra più forte. Tutto vero, assolutamente vero, ma anche totalmente banale. Banale perché il calcio fortunatamente non è matematica dove due più due fa sempre quattro.

Nel calcio la somma degli addendi non necessariamente riporta una cifra esatta poiché nello sport incidono fattori che determinano un risultato diverso dalla somma degli addendi. Esistono casi di flop clamorosi con squadre composte da campioni che hanno fallito, in questi casi due più due ha prodotto il risultato di uno. Invece nel caso del Roselle due più due ha fatto sei, anzi ci corregge il presidente Simone Ceri: «nel nostro caso due più due ha fatto otto».

L’intenzione di Simone Ceri è quella di sottolineare come la vittoria del campionato di Promozione non fosse assolutamente stata prevista o programmata. In effetti la rosa è rimasta in gran parte immutata rispetto a quella che nella stagione scorsa vinse il campionato e la coppa Toscana di prima categoria. Una squadra forte e solida anche se nessuno poteva immaginare che si sarebbe ripetuta a questi livelli pure nel campionato di categoria superiore. Forse poteva immaginarlo l’allenatore Michele De Masi che conosce profondamente le risorse della sua squadra e che offre il suo punto di vista: «nelle prime amichevoli precampionato di spessore ho avuto conferme importanti ma poi gli infortuni a ripetizione ci hanno fatto volare basso».

In realtà il Roselle è stato più forte anche degli infortuni, anzi ha fatto diventare questo stato di cose una risorsa, trasformando un potenziale tallone d’Achille nella capacità di tirare fuori ancora maggiori energie. Da questo ragionamento si evince che il reale punto di forza del Roselle è stato il perfetto binomio tra cuore e professionalità, caratteristiche che si riscontrano alla perfezione nel patron Mario Ceri, nel presidente Simone Ceri e nel direttore sportivo Giuliano Dragoni. Tutti profondi conoscitori del calcio che lo vivono con professionalità ma anche con enorme passione.

Loro hanno un trasporto tale che soltanto chi ha enormemente a cuore una questione riesce ad avere. Non a caso il presidente Simone Ceri dice: «chi narra il calcio deve farlo con la giusta ironia, deve saperci scherzare sopra. Ma chi nel calcio è un attore deve interpretarlo con massima serietà ed impegno perché il calcio è una cosa seria».

Forse in questa frase è condensato il reale segreto del Roselle che è quello di impegnarsi in maniera assolutamente seria e scrupolosa in un mondo dove tali qualità spesso sono riposte in un cassetto chiuso a chiave.

Da questo punto di partenza sono nate le eccellenze che abbiamo potuto ammirare per tutta la stagione, ad iniziare dall'autentica rivelazione Samuel Cedroni, il neo arrivato classe 1996 che tra campionato e coppa Italia ha saltato soltanto una partita. Samuel Cedroni, anzi Sammy, come è stato affettuosamente ribattezzato, è stato il giocatore più utilizzato in assoluto. Questo ragazzo è un’autentica garanzia e pur essendo molto giovane non ha mai un calo di rendimento e mantiene sempre alta la concentrazione, proprio come un veterano. In una squadra che si è espressa come una favolosa orchestra il direttore in campo è stato Gigi Consonni coadiuvato da una serie di orchestrali di spessore come Saloni che si è distinto per la sostanza oppure Cosimi protagonista di un girone di ritorno strepitoso. In attacco Vento ha fatto furore e Angelini è stato il bomber implacabile in 21 occasioni e domani proverà a conquistare il titolo di capocannoniere.

Fra tanti fioretti c’è anche chi come Lupi è abituato a indossare la sciabola, il furore agonistico è il suo segno distintivo.

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