Toscana
Camilli: «Ho fatto un regalo ai ragazzi Se lo meritano»
Sorrisi. Strette di mano. E battute. È felice, Piero Camilli. Dice di non aver sentito la partita («sentii di più quella quando il Grosseto venne a giocare a Grotte di Castro») ma sotto sotto gli si...
Sorrisi. Strette di mano. E battute. È felice, Piero Camilli. Dice di non aver sentito la partita («sentii di più quella quando il Grosseto venne a giocare a Grotte di Castro») ma sotto sotto gli si legge la felicità per il successo. E non solo per la classifica. Spiega di aver dato ai suoi ragazzi «un regalo personale, un assegno: se lo sono meritato». Un premio partita, che non aveva potuto dare all’andata (fu pareggio). Aggiunge di aver visto che la squadra che vuole lui, «tutta grinta, determinazione: è un bel gruppo, ho eliminato qualche mela marcia». Dice, prima che Pincione parli, che «la Viterbese è stata superiore tecnicamente, il nostro portiere ha fatto una sola parata». Critica i tifosi del Grifone che «hanno sputato al nostro portiere Pini, che è un grossetano». Loda Gagno per «la bella parata che ha fatto su Belcastro». Stuzzicato dai cronisti locali torna sulla sua esperienza a Grosseto, quei 15 anni che hanno segnato nel bene e nel male il calcio biancorosso, e dice che «a Grosseto ero diventato un problema, sono scappato». E ritorna sui conflitti con il Comune. Torniamo al calcio giocato: «Nuvoli e Invernizzi sono stati i più bravi. E anche Belcastro. E anche il portiere». Poi si alza e saluta tutti i cronisti grossetani. (p.s.)
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