Il dolore
«C’era tensione prima del Rieti»
Mister Giacomarro: se il problema ero io, ben venga l’esonero basta che il Grifone alla fine vinca
GROSSETO. Un esonero non rende certamente mai felice un allenatore, tanto meno chi, come Domenico Giacomarro, aveva a lungo sperato di poter raggiungere l'obiettivo della vittoria del campionato. Soprattutto quando, per ben due volte, era riuscito a isolarsi da solo in testa alla classifica nell'ultimo mese. Alla fine, sono risultate fatali tutte quelle reti subite, senza mai riuscire a trovare una soluzione, a dispetto di un bel gioco offensivo che invece quasi mai è mancato.
«Sono dispiaciuto certo, per come è andata – commenta l'ormai ex mister del Grifone – ma è anche vero che non si poteva più andare avanti così, con tutta questa pressione che la società metteva sulla squadra prima di ogni gara. Alla fine, ne abbiamo risentito tutti, anche qualche giocatore. Devo dire che forse mi aspettavo un trattamento diverso da parte loro, ma nel calcio sappiamo bene che a comandare sono quelli che mettono i soldi, per cui non posso che accettare questa decisione. Anzi, se il problema ero davvero io, allora sono anche contento se questo servirà al Grosseto per riuscire a vincere il campionato».
Per cui, lei crede ancora che questa squadra ce la possa fare? «Assolutamente sì. Non solo perché resterò il primo tifoso di questa squadra, ma anche perché chi verrà dopo di me dovrà riuscire a trovare certi equilibri all'interno dello spogliatoio. Se sapranno usare più spada che fioretto, sacrificandosi tutti e mettendo un 10 per cento in più nelle prossime 11 gare, tutto è ancora possibile. Ci sono tanti scontri diretti ancora e poi non si deve dimenticare i playoff e il fatto che il prossimo anno la Lega Pro probabilmente tornerà a 60 squadre».
Ma come si spiega l'ultima brutta prestazione con il Rieti? «C'era tensione prima della gara, inutile negarlo. Venivamo da una settimana pesante, fatta di grandi aspettative e quando vai in campo sapendo che se non vinci andrà in un certo modo, tutto diventa più difficile. Soprattutto per i ragazzi più giovani, ma non solo per loro. Poi, una volta preso il gol, l'ansia di dover rimontare ha attanagliato le gambe di tutti. Per cui ripeto, se il problema ero io, ben venga anche l'esonero. Ma io alla squadra, ai giocatori, non ho alcun appunto da fare. Tutti si sono sempre impegnati al massimo, cercando di seguirmi nel calcio che volevo da loro. Ringrazio tutti, perché comunque è stata una bella avventura. Io ho fatto quel che potevo, per cercare di tenere i ragazzi fuori da tutte le pressioni. Ma quando hai 30 giocatori in rosa non è facile. Come non è facile portare quelli arrivati dopo allo stesso livello degli altri nella conoscenza del gioco. Certo, in un gruppo così ampio, qualche gelosia, qualche scricchiolio ci può sempre essere. Il nuovo allenatore avrà molto da fare e poco tempo a disposizione».
Rimproveri da farsi? «Beh, è facile; avremmo dovuto prendere qualche gol in meno e adesso avremmo qualche punto in più e tutto questo non sarebbe successo. Ma voglio anche sottolineare che io resto in buoni rapporti col presidente e con i suoi collaboratori. Ma anche con i tifosi e con la stampa locale. Solo che, voler vincere tutte le partite è una cosa, riuscirci un'altra».
Con lei lascia tutto lo staff tecnico? «Tramutola, il mio vice, sì. Corcione non lo so. Credo che gli proporranno di rimanere come preparatore dei portieri, ma questo non dovete chiederlo a me».
In conclusione? «Ripeto, io resto tifoso del Grosseto e spero che vinca il campionato, perché è una squadra che sa giocare al calcio. Poi, la Viterbese per me resta la favorita, perché come la Torres ha i giocatori più forti. Ma alla mia ex squadra dico di non mollare e continuare a crederci».
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