Il Tirreno

Grosseto

paganico, parla amedei

«Ci divertiamo a giocare»

Il titolo d’inverno è un’arma a doppio taglio

2 MINUTI DI LETTURA





PAGANICO. Federico Amedei signore in campo e fuori, ma un allenatore che si è fatto da solo, iniziando dalla gavetta. Ha militato come calciatore proprio a Paganico con qualche campionato di Terza categoria e poi tra i campionati Uisp dove l'unica legge che regna e quella del “bisogna vincere a tutti i costi”. Ed è proprio nell'Uisp che dal calcio giocato è passato a quello della panchina. Poi ha rotto il ghiaccio in Terza categoria iniziando a Civitella, con momenti pochi felici. Cinque anni li trascorre nelle giovanili del Paganico sono, anni fantastici con la Juniores al primo anno e Allievi successivamente sfiorando per due volte la vittoria del campionato classificandosi al secondo posto. Ed ora con il Paganico in Seconda categoria appare divertirsi molto. Ma nella sua “borsa” ha due conti in sospeso in Prima e Terza categoria che vuole assolutamente saldare, comunque Per Federico il sogno nel cassetto rimane guidare una formazione giovanile, magari, buttiamola li, la Primavera del Grosseto? Perché no?

Il Paganico ha innescato una marcia in più...

«È un Paganico che si diverte a giocare un certo tipo di calcio e prima di tutto si diverte a stare insieme, i risultati sono una loro conseguenza».

Dopo un inizio in sordina la squadra si è calata nella categoria?

«La partenza è stata un po' altalenante, più nella mentalità che nelle prestazioni. Credo sia dovuto alla non perfetta conoscenza della categoria e del girone livornese oltreché alla ferita ancora aperta della sciagurata retrocessione. Siamo stati bravi, squadra, società ed ambiente ad andare avanti con il progetto».

Quali sono stati i cambiamenti?

«Il cambiamento fondamentale è stato il crescere di fiducia nei nostri mezzi e nel tipo di gioco che volevamo realizzare. Qualcosa è cambiato dopo la sconfitta in casa con l'Alta Maremma».

Frutto di qualche inserimento o del gioco? Pensa che l'attuale forma possa durare fino alla fine?

«È frutto della consapevolezza e fiducia in ciò che stavamo costruendo. Ho sempre organizzato il lavoro atletico e il carico degli allenamenti in base alla prestazione della squadra nelle partite, e a periodici test, spero di non sbagliare».

Essere campione d'inverno vuol dire aver in tasca mezza promozione?

«Penso che essere campioni di inverno sia un arma a doppio taglio; ora è bene non guardare troppo la classifica perché si rischia di crederci!»

Quali sono i punti fermi della squadra? Aver un solo bomber, Vacchiano, che segna sempre conviene o può penalizzarvi in caso di assenza?

«Penso che il punto fermo di questa squadra sia il gruppo. Da quello che ha giocato più minuti a quello che ne ha giocati meno, anche se Francesco è un valore aggiunto».

Salvatore Di Mercurio

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web