Il Tirreno

Grosseto

La Rosa, «bambino» saggio che correrà alle Olimpiadi

di Pierluigi Sposato
La Rosa, «bambino» saggio che correrà alle Olimpiadi

Il fondista si cimenterà sui 42,195 km della Maratona a Rio de Janeiro «Devo divertirmi per fare bene le cose. Gli africani? Si possono battere...»

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GROSSETO. «Sono rimasto bambino: devo divertirmi per fare bene le cose, altrimenti non mi riescono altrettanto bene». A parlare non è proprio un bambino, o comunque è un bambino cresciuto: è Stefano La Rosa, trenta anni, venti dei quali trascorsi a correre sulle piste e sulle strade del mondo. E che mondo! Adesso per lui si sono aperte le strade dell’Olimpiade, Rio è già una certezza dopo il minimo conseguito ad Amsterdam poco più di un mese fa.

«È il sogno di ogni atleta, andare a un’Olimpiade - dice Stefano durante la serata che lo ha visto protagonista del premio Panathlon 2015 - Per quanto mi riguarda, è un sogno che ho sempre avuto. Adesso che ho raggiunto questo traguardo, devo farmi trovare pronto. Ad aprile non farò una maratona proprio per dosare al meglio la preparazione: a Rio devo essere pronto».

Già, lo incalza il presidente Armando Fommei, ma all’Olimpiade ci sono i keniani... «Si possono battere - ribatte Stefano, ostentando una certa sicurezza - Ci sono dei talenti, e contro quelli ci si può fare poco, ma ci sono anche degli atleti con i quali poter competere». Non parla a vanvera. Del resto il carabiniere podista sta studiando i segreti degli avversari. E non da oggi: «Da qualche tempo vado in Kenia per allenarmi per un certo periodo. Adesso poi mi alleno con un gruppo di africani, kenioti e ugandesi, che fanno base a San Rocco a Pilli. E’ una bella esperienza, anche umana».

La maratona ti guarda in faccia e non perdona: bisogna finalizzare la preparazione specificatamente per quella corsa. «Sì, è vero - riconosce Stefanino - Nella maratona ci vuole fortuna. Puoi anche arrivare al top al nastro di partenza ma basta una storta e ti rovini tutta la gara».

Una volta Stefano La Rosa puntava su distanze più corte dei 42,195 km: è stato campione italiano dei 5.000 e dei 10.000. Solo da poco si cimenta sulla classica delle classiche, lo ha fatto solo due volte: è una svolta? chiede Franco Esposito: «No, non lascio i 10.000. Non lascio la pista, mi serve per la velocità. Ci sono africani che corrono gli ultimi chilometri delle maratone come se fossero alla fine dei 10.000... Sarei un folle se abbandonassi i 10.000».

Folle no, non è un folle. È vero che la sua carriera ha avuto, come capita a tanti, alti e bassi, ma adesso lo accompagna la saggezza della maturità. Più che indispensabile in una corsa che richiede anche uno sforzo mentale. Ma il mondo di Stefano La Rosa è questo, è mettere un passo dopo l’altro, chissà quanti milioni di chilometri hanno percorso i suoi piedi. «Sì, sono fortunato, mi pagano per fare ciò che mi piace». In bocca al lupo, Stefano!

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