La sede della 42ª edizione resta ancora un’incognita
BRACCAGNI. La finale della 41ª Coppa Passalacqua tra Albinia e Nuova Grosseto è stata occasione di un saluto da parte delle istituzioni e dell'organizzazione che hanno lavorato nei minimi dettagli...
BRACCAGNI. La finale della 41ª Coppa Passalacqua tra Albinia e Nuova Grosseto è stata occasione di un saluto da parte delle istituzioni e dell'organizzazione che hanno lavorato nei minimi dettagli per garantire lo svolgimento delle trentuno partite al Tavarnesi di Braccagni.
Ma il prossimo anno, dove si disputerà il torneo? Francesco Luzzetti, presidente del Milan Club Passalacqua che dà vita alla competizione, nutre speranze ma non certezze nel vedere il ritorno delle gare dopo otto anni della prestigiosa coppa a Grosseto, nel campo sportivo in sintetico di via Australia, sede della Nuova Grosseto. E l'amministrazione comunale cosa risponde? «E' stata - spiega il vincesindaco ed assessore allo sport, Paolo Borghi - una manifestazione importante, onorata da una gara incerta fino all'ultimo ma che ha espresso valori sportivi ed etici e c'è fame di calcio come abbiamo visto sulle tribune ed in campo durante la finalissima peraltro disputata in una bellissime struttura sportiva come il Tavarnesi. Tornare a Grosseto è una delle ipotesi che valuteremo nei prossimi giorni con la Nuova Grosseto, gestore nell'impianto, con cui cercheremo di risolvere il problema legato alle tribune ed alla capienza dell'impianto. Stileremo con la dirigenza un piano di azione per iniziare almeno un percorso che alla fine porti al ritorno della manifestazione a Grosseto».
«Quest'edizione è stata una scommessa - aggiunge Luzzetti - perché era a sedici squadre ma non conoscerò la destinazione della prossima Coppa Passalacqua. Posso dire che l'amministrazione comunale ci è stata sempre a fianco in questa edizione aiutandoci anche a migliorare l'impianto di gioco ed alla finale erano presenti Paolo Borghi e Luca Ceccarelli con le loro famiglie. Questo dimostra come la coppa sia di Grosseto e che debba tornare in città».
Stefano Fabbroni
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