Sicurezza
«Fare sport significa uscire da casa»
Disabilità, al Panathlon emozioni e conquiste di un mondo sempre più presente
GROSSETO. Frasi ce ne sono state tante. E significative. Forse quella che più rimane impressa è quella di Giuseppe Polidori, ex paraolimpico di tennis: «Fare sport per me ha significato soprattutto uscire di casa. Serve a far capire ai genitori, e anche a certi fisiatri, che un disabile può fare sport e che ciò rende autonomi».
Può rendere anche campioni, se si scorre il curriculum di tanti atleti che si sono imposti a livello mondiale pur se menomati. Così la serata organizzata da Panathlon su sport e disabilità ha avuto, tra i tanti, il merito di aprire la mente, oltre che il cuore. Efficaci le parole di Massimo Porciani, presidente del comitato regionale Cip, anche lui invitato dal presidente Armando Fommei: «Noi non siamo qualcosa di diverso ma qualcosa di più. Il nostro è un movimento culturale». Porciani ha tracciato la storia degli sport paraolimpici e indicato il difficile percorso di parificazione: «Adesso siamo una categoria delle varie federazioni». Difficile anche per la mancanza di impianti: «Con il progetto SportHabile abbiamo però reso agibili 66 centri sportivi in Toscana. A Grosseto ce ne sono tre: bocce, ciclismo-tandem e vela. E qui la delegata provinciale è Cristiana Artuso». I recenti campionati assoluti e i prossimi europei, a Grosseto, hanno reso e renderanno centrale anche la figura del volontario: quello passivo, che spinge la carrozzina ad esempio, e quello attivo, che fa da guida all’atleta e corre con lui/lei e viene premiato con lui/lei.
Fommei ha espresso l’intenzione di creare all’interno del club grossetano un gruppo «che affronti le tematiche proprie della disabilità nello sport», chiedendo a Polidori di entrarne a far parte. (p.s.)
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