Gioco
Arjola: «Ragazzi, coraggio fate sport senza paura»
La Deday, non vedente, testimonial dei campionati paralimpici di giugno insieme a Emanuele Di Marino, velocista, suo compagno nella vita
GROSSETO. Prosegue il ciclo di incontri “A scuola con il campione paraolimpico” che ha fatto tappa al Polo liceale Aldi di Grosseto, in un'aula magna colma di studenti ed insegnanti, incuriositi dalla grande sensibilità con cui giovani campioni superano con impegno e dedizione le loro difficoltà conquistando medaglie d'oro e dando un grande insegnamento a chi, come l'alunno di un istituto, ancora non conosce i segreti di una carriera fatta di sacrifici e rinunce.
Gli Italian Open Championship si stanno avvicinando (sono in programma nel fine settimana del 12-14 giugno allo stadio Zecchini) Lo sport, ancora una volta, è stato celebrato come esempio di vita, di diffusione di valori etici che in particolare chi ha sofferto e si è trovato a scalare cime più alte di quelle di un normodotato, può raccontare. Questa volta è toccato a Arjola Deday, 33 anni, italo-albanese non vedente che ha vinto tre medaglie agli Europei paraolimpici 2014 Swansea (Galles): due argenti, nei 200 metri e nel salto in lungo, un bronzo per sui 100 metri e ad Emanuele Di Marino, 26 anni salernitano, velocista emergente della rappresentativa azzurra nei 100, 200 e 400 metri con una disabilità dovuta ad un piede torto congenito.
La storia più bella, però, i due atleti l'hanno celebrata proprio “sul campo”, nelle piste dove il loro rapporto si è sempre più consolidato fino ad unirsi anche nella vita. Un saluto è giunto dalla dirigente scolastica del Polo liceale, Anna Rita Borelli, entusiasta dell'accoglienza ricevuta dai due protagonisti della giornata. Molti ragazzi disabili erano presenti in sala, non solo del liceo scientifico ma anche di altre scuole grossetane. «A loro - spiega Arjola - dico di svolgere tutti gli sport che vogliono con coraggio, senza paura. Conta molto l'organizzazione, porsi obiettivi raggiungibili. Come nel mio caso, durante le gare dei non vedenti, dove è essenziale essere sincronizzati con la guida che ti indirizza nella corsa e questo è importante per l'atleta che così prende confidenza con il proprio corpo e riesce piano piano a comandarlo».
Deday racconta come contino gli altri sensi, oltre alla capacità di concentrarsi ed è stato questo lo stimolo che gli studenti hanno recepito durante l'incontro con gli atleti. «Ho avuto l'esempio dei miei genitori - dice invece Di Marino - che mi hanno trasmesso la passione per l'atletica. Il problema, risolto con impegno ed allenamento, era coordinare bene il movimento del piede con l'altro, cercare un equilibrio. Sono un velocista e dovevo curare questo punto, vorrei proseguire nella mia esperienza di velocista, perfezionarmi».
Entrambi hanno espresso parole di elogio per Grosseto, la città che li ospiterà e che potrebbe rappresentare l'ennesima vetrina per una loro conferma nel panorama internazionale dell'atletica.
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