Il Tirreno

Grosseto

Cinquant’anni come Robin Hood

Cinquant’anni come Robin Hood

Dalle presse di paglia al Campo Amiata ai prestigiosi trofei nazionali vinti

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GROSSETO. Nel pomeriggio del 25 aprile 1965, cinquant'anni fa, quattro amici al bar con molta titubanza entrarono nel campo sportivo di via Amiata: misero sei presse di paglia sovrapposte a creare una solida paratoia e scoccarono le prime storiche frecce della moderna arcieria marernmana. Un solo arco, sei frecce di legno di cedro e, a turno, cercarono di colpire un piccolo bersaglio posto a 30 metri da loro che sembrava ad una distanza abissale.

Lo racconta Corrado Rualta, uno di quei quattro pionieri e precursori del tiro con l'arco in Maremma. Con lui c'erano Angelo Cardini, Riccardo Di Fusco, Lucio Parigi.

«Malgrado le difficoltà riscontrate nella ricerca del gesto appropriato e migliore – aggiunge – i risultati apparvero per nulla deludenti, tanto che decisero di darsi appuntamento per le domeniche successive. La reazione di chi ebbe l'occasione di osservarli, un esiguo pubblico di cittadini, fu di interessamento e di incoraggiamento ma talvolta anche di presa in giro, tanto che dalle Mura alcuni ragazzacci" di passaggio urlavano “Oh Robinuddeee”, “Andate a raccattà i balzi a Squartapaglia” ... altri, facendo un po' di confusione, urlavano «Mettetevi una mela in capo».

Il piccolo gruppo di arcieri sorrideva a questi sfottò, senza mai dargli troppo peso, finché, nel seguito di altre esibizioni, qualcuno iniziò ad avvicinarsi, a provare con tiri da vicino ed a portare altri amici.

Si formò così un gruppo di appassionati e fu necessaria la ricerca di un luogo più idoneo per praticare e sviluppare questo sport, sino a che furono gentilmente ospitati nelle strutture dell'Ippodromo del Casalone, avendo così la possibilità di attrezzare un campo più adeguato ed accogliente.

Nel contempo vennero a conoscenza che a Treviso operava già una società sportiva di tiro con l'arco e così due di loro ebbero l'incarico di recarsi sul posto per raccogliere notizie utili allo sviluppo dello sport e circa l'esistenza di altre società. E a questo punto ebbe inizio la storia della Compagnia Maremmana Arcieri Giovanni dalle Bande Nere e del suo storico "campino" di allenamento sotto le Mura. Durante cinquant'anni di attività la Compagnia ha ottenuto brillanti ed eccezionali risultati sia a livello nazionale che internazionale con molti campioni nelle classi giovanili e seniores. «Ma questa è un'altra storia – conclude Rualta – che dovrà essere raccontata il prossimo anno, nella ricorrenza del 50º dalla fondazione della Compagnia».

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