Toscana
Di Giandomenico al Panathlon «Poco fairplay anche nel rugby»
GROSSETO. Sorpresa: anche nel regno del fair play, nel rugby, possono accadere scene che appartengono alla parte più deteriore del calcio, come le contestazioni violente degli arbitri. «Dobbiamo...
GROSSETO. Sorpresa: anche nel regno del fair play, nel rugby, possono accadere scene che appartengono alla parte più deteriore del calcio, come le contestazioni violente degli arbitri. «Dobbiamo stare attenti - dice Andrea Di Giandomenico (foto), coach della nazionale femminile di rugby - perché anche nel nostro sport, e specialmente tra i ragazzini, i valori possono essere dimenticati».
Il tecnico, che da sei anni allena la Nazionale rosa, è stato ospite del Panathlon per parlare di un mondo che anche in Maremma nutre qualche appassionata: in Italia 7.000 tesserate, con 250 che possono entrare nell'orbita azzurra. «Siamo uno sport caratterizzato dal dilettantismo: la nostra difficoltà è gestire il professionismo». Strano vedere delle ragazze che praticano un sport così “maschio”, no? «C’è talento da vendere. E poi le donne non vanno considerate come in contrapposizione agli uomini. L'obiettivo perfetto del rugby è saper evitare l'avversario. Tra le ragazze, come tra gli uomini "il fuoriclasse dura poco, è uno sport collettivo, la difesa è collettiva». Differenze con gli uomini? «Nella tecnica nessuna. Ma al primo allenamento gli uomini danno tutto; le donne invece prima ti valutano, decidono se possono fidarsi: e partono». Agli intervenuti alla serata del club presieduto da Armando Fommei, il coach ha fatto una previsione-promessa: «Alle Olimpiadi nel 2020».
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