Sicurezza
Cambio di marcia Grifone travolgente cala il tris a Teramo
Silva sostituisce alcuni elementi ma non il modulo 3-5-2 E i biancorossi resistono all’arrembaggio abruzzese
TERAMO. Gallina vecchia fa buon brodo... e fa anche gol. L’Imperatore torna, debutta per la seconda volta in biancorosso e apre la strada alla vittoria del Grifone sul sintetico di Teramo, primi tre punti stagionali che compensano il passo falso iniziale. Vince il Grosseto 3, quello degli acquisti dell’ultimo tuffo, quello che si è infoltito dopo il ko dell’esordio: vince il Grosseto di Thomas Pichlmann, tornato da dieci giorni ma schierato soltanto ieri pomeriggio e subito in gol, prepotentemente, come ai tempi della B quando arrivò in doppia cifra; quello di Josip Elezi, prelevato nell’ultimo giorno di mercato, buttato in campo nella ripresa e in gol dopo appena 7’, in bello stile; quello di Alessio Mariotti, che esordisce con un infortunio che non lo toglie comunque dalla mischia.
Impianto confermato, al Bonolis, cioè il 3-5-2; ma con varianti. Cambiati gli esterni di difesa (dentro Mariotti, appunto, e Varricchio); in campo l’attaccante austriaco dal primo minuto; così come Giuseppe Torromino, che l’altra volta era entrato dalla panchina. E’ stato lui a fare la differenza: come assist-man nei primi due gol (ma anche per Onescu) e come realizzatore personale.
Un sabato di sorrisi anche per mister Silva, pienamente ripagato anche dalla prestazione del rientrante Formiconi, non da capitano ma da rincalzo per l’infortunato Boron, messo ko da un colpo alla caviglia in una percussione sul limite dell’area ospite.
E ci voleva davvero un Grosseto diverso, più convinto dell’esordio ma anche più forte tecnicamente, per aver ragione di un Teramo non devastante ma pericoloso, comunque superiore al Pro Piacenza. Cenciarelli ha i piedi buoni e le azioni più pericolose del Teramo partono dai suoi piedi. I diavoli non corrono troppo sulle corsie ma quando il pallone raggiunge Lapadula e Donnarumma sono dolori. Non tanto nel primo tempo, quando le polveri sembrano bagnate, quanto nella ripresa. Anzi, quello che torna in campo dopo il riposo (sullo 0-1) è un Teramo molto più attivo, anche prima dei cambi decisi da Vivarini ma non decisivi. Ne sono buoni testimoni gli 8 corner battuti dal 46’, palloni sibilanti vicino ai pali che la difesa biancorossa riesce a sventare in extremis oltre la linea di fondo. Il centrocampo biancorosso soffre, il filtro non è sempre efficace, ma la difesa si arrocca bene. Il pareggio di Donnarumma è comunque un capolavoro balistico, di quelli che lasciano a bocca aperta e richiedono un inchino riverente; e il numero 9 rischia di ripetersi qualche minuto dopo su punizione nonostante il volo di Mangiapelo. Se non ci fosse Albertini (il più giovane in campo), Lapadula non avrebbe difficoltà a bucare Mangiapelo, che più tardi devia in angolo su Cenciarelli. Poi c’è la sagra del tiro alto (anche se di poco): quello di Petrella che sorvola la traversa, quello di Donnarumma che grazia portiere e Burzigotti da un metro; quello di Diakitè, leggermente deviato. Ti aspetti da un momento all’altro che il Teramo passi in vantaggio, che rovini la festa al Grifone come avvenuto purtroppo tante altre volte in altri campionati, con altre squadre, su altri campi. Invece no. Invece c’è Torromino Giuseppe, classe 1988, dal destro delicato e preciso. Messo Pichlmann in posizione tale da non poter lasciare scampo nel primo tempo, fa lo stesso con l’appena entrato Elez, ancora su punizione. Il gol personale è il degno coronamento di un pomeriggio da ricordare, comprensivo anche di un assist al buio, in rovesciata, per un Onescu forse abbacinato da tanta generosità e bravura e quindi disinnescato dalla parata di Serraiocco.
Punito severamente, il Teramo, che incassa due sconfitte in due turni e non trova il modo per rialzare la testa. Ma i tre gol biancorossi ci stanno tutti, sono tutti meritati. Che sia 1, 2 o 3 il Grifone dimostra di poter dire la sua a pieno titolo. C’è da trovare il mix giusto tra gioventù ed esperienza, tra entusiasmo e serenità, che porti lontano, che duri altre 36 giornate. Il viaggio del resto è appena cominciato.
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