Sicurezza
«Il nostro piccolo miracolo sulle rotelle»
Hockey, il ct grossetano Mariotti si gode il titolo europeo conquistato grazie a un lavoro psicologico sui giocatori
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. E’ passata già oltre una settimana dal trionfo nell’Europeo di hockey su pista in Spagna ad Alcobendas, e forse solamente adesso ora Massimo Mariotti si gode appieno il successo della sua Italia, riportata a conquistare un alloro continentale a distanza di ben 24 anni. Il tecnico grossetano (a cui manca adesso solo un titolo di campione del mondo da tecnico e poi potrà dire di aver vinto davvero tutto, anche se da giocatore c’è già riuscito), attualmente senza una panchina di club per la prossima stagione, ha voluto festeggiare insieme agli amici e tornare sulla pista del Casa Mora di Castiglione, che ormai da quattro anni della Pescaia aiuta le spedizioni italiane a prepararsi per i Mondiali e gli Europei. La prima domanda al ct azzurro è d’obbligo.
Allora Massimo, che effetto fa aver riportato l’Italia nel gradino più alto del podio dopo tanti anni?
«Credo che abbiamo compiuto un’autentica impresa sportiva, al limite dell’impossibile. Il nostro è stato un successo storico. L’Italia aveva vinto l’Europeo solo due volte e l’ultima nel 1990 con una squadra e una generazione di campionissimi. Quelli che hanno trionfato ad Alcobendas, invece, sono un gruppo composto da buoni giocatori, che però hanno saputo capire il momento e cambiare mentalità».
Si spieghi meglio...
«Il mio, dei miei collaboratori, e di tutto lo staff che devo assolutamente ringraziare, così come la Fattoria La Principina, il Cgc e l’Hotel Astor a Viareggio e l’Hc Castiglione che ci ospitano, è stato un lavoro soprattutto psicologico. Un conto è avere gente che ha vinto titoli a raffica e fatto esperienze internazionali per anni. Un altro è sapere di contare su tanti giovani emergenti, e qualche veterano, che devono credere in quello che fanno. Ecco, tutti hanno saputo recepire le indicazioni, e con un pizzico di fortuna che fa parte del gioco, abbiamo rovesciato il mondo, per di più in casa dei campioni della Spagna».
La partita che ha cambiato l’Europeo?
«Con la Germania senza dubbio (vittoria per 3-2 in rimonta da 0-2 a 5 secondi dalla sirena, ndc), senza contare l’intensità con cui abbiamo giocato con la Spagna (2-2) e il Portogallo (3-2)».
Proprio contro i campioni di tutto, gli spagnoli, vincitori di 5 Mondiali e 7 Europei di fila, ha esultato levandosi la maglia e gridando la sua gioia in pista che ha fatto impazzire i tifosi.
«Sì, ma era un momento speciale da assaporare e ricordare a lungo: la Spagna veniva da una strascia consecutiva di 59 successi, e quel pari ci spalancava le porte per una medaglia sicura».
Quanto vale per Mariottiquesta vittoria, in un momento particolare della carriera?
«A livello personale posso dire che è qualcosa di speciale, forse più della conquista della Champions con il Follonica. Un’emozione indescrivibile».
Il prossimo sogno nel cassetto da esaudire?
«Credo di avere ancora molto da dare all’hockey e con la Federazione stiamo parlando di alcuni progetti, come degli stage durante l’anno rivolti a tutte le squadre di club per i settori giovanili, come avviene proprio in Spagna. Di veri sogni ne ho due: mi piacerebbe poter allenare una squadra, il mio Grosseto, che fosse competitiva e vincere un Mondiale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
