Il Tirreno

Grosseto

Bagattini a un passo dal Grifone

di Francesca Gori
Bagattini a un passo dal Grifone

La nuova società verrà presentata tra qualche giorno: sarà guidata dall’avvocato fiorentino

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 «Il Grifone e il biancorosso li ho stampigliati nel cuore. Sono i simboli del Perugia e io vengo proprio da quella città». A snocciolare i primi grani del motivo per il quale Federico Bagattini dovrebbe diventare il nuovo presidente del Grosseto, è proprio lui. L’avvocato fiorentino che è stato patron della Rondinella, in terza categoria, non ci gira intorno. «Non escludo di poter diventare presidente del Grifone - dice - ho un legame affettivo con la vostra città e la passione per il calcio mi ha comunque fatto valutare questa ipotesi». Le trattative sono cominciate da settimane, ma per conoscere i particolari del nuovo assetto societario bisognerà aspettare la prossima settimana quando il nuovo presidente presenterà anche la cordata di imprenditori che prenderanno il Grosseto. «Faremo tutto in estrema trasparenza - dice ancora Bagattini - perché il mondo del calcio è un mondo particolare e sinceramente a Grosseto vorrei portare quei valori che ho sempre ritenuto dovessero essere ben presenti». Da Firenze, città nella quale l’avvocato vive e lavora, Bagattini parla di lealtà e socializzazione. Senza ovviamente dimenticare che i tifosi non aspettano altro che tornare a vedere un Grifone che scende in campo a testa alta per ricominciare a lottare. E magari, anche a tornare in serie B, da dove è paurosamente scivolato la scorsa stagione. «Senza dubbio dovremmo concentrarci sulla squadra, sulla rosa e sull’allenatore - aggiunge - ma è anche chiaro che nessuno può pensare di prendere una squadra e farle vincere la Champions League in tre anni. C’è molto da lavorare ma il primo obiettivo che vorrei centrare, se diventerò presidente del Grosseto è il consolidamento della posizione». Parla già da presidente Bagattini e due parole le rivolge anche ai tifosi biancorossi, a quelli che hanno continuato a cantare l’inno nonostante le alterne fortune della squadra e della società. «Quello che è certo - spiega infatti - è che non vogliamo vivacchiare".

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