Il dolore
«Grazie per il sogno che ci hai dato»
La lettera di un tifoso doc al presidente Camilli: dalla prima partita all’ultima al fianco dell’uomo di Grotte di Castro
GROSSETO. «Grosseto-Castrense: 85 paganti. Da qui, inizia l'era camilliana».
Lo sportivo Ettore Monni, sardo di origini, ma ormai adottivo di Grosseto e grande tifoso del Grifone, dice grazie a Camilli con una lettera aperta al nostro giornale:
«Più di dieci anni di calcio ad alti livelli - scrive Monni - partendo, dal basso. Sei dei quali trascorsi decorosamente, in serie B: entriamo nel calcio che conta. Anni di conti sempre a posto, pecora nera in mezzo a quel mare rosso di debiti delle altre società.
Partecipazione alla Coppa Italia, vittoria della Supercoppa di Lega di serie C (primo ed unico trofeo conquistato nella centenaria storia dell’Unione sportiva), sei anni in serie B. Poi, tanti campioni: dal nostro Gigi Consonni a Ciro Immobile, Nando Sforzini fino a Mauricio Pinilla, l’extraterrestre andato ad un passo dalla storia contro il Brasile».
«Camilli - si legge nella lettera di Monni - rompe l'incantesimo: Grosseto torna nel calcio ed a parlare di calcio. L'entusiasmo, i cori, lo stadio pieno.La vera essenza del calcio»
Monni chiama anche in causa gli allenatori: «Tanti, forse troppi».
«Lo stadio Carlo Zecchini - prosegue - pezzo di storia biancorossa. Per "noi" un gioiellino, per altri, motivo di polemiche e pietra dello scandalo. Ed allora? Allora, l'inizio della fine. La fiducia, la voglia di investire e di vincere vacillano. Partite dubbie, ambigue: punizioni subito inflitte. Demoralizzazione. Lo stadio che torna vuoto, in un clima spettrale. Le contestazioni rimbalzano; nei media, nei bar, nelle strade della città. Inutili. Insensate. Come se la colpa fosse del Presidente. Come se la causa di tutto fosse lui. Più di dieci anni dimenticati in un secondo, l'irriconoscenza che dilaga, imperversa. I mprovvisamente Piero Camilli non è più una vittima, ma il carnefice. Si sono tutti stufati delle sue "prese in giro"; salvo poi, affidarsi a chi? Vogliono il livornese con tanti soldi, l'americano. Vogliono un San Siro a Grosseto. Ormai, per Camilli l'aria di Grosseto diventa quasi irrespirabile. Dopo tutti gli anni trascorsi al comando con passione e magari anche un pizzico di sana irascibilità e folclore. Ha dedicato al suo “gioiello di famiglia” tempo, denaro e dignità. Lui, non è più il benvenuto».
«E solo allora, adesso, dopo aver tentato in tutti i modi a spostare l'ago della bilancia verso l'interesse di tutti e verso il bene del Grosseto».
«Dopo tutto questo, davvero, non gli si può dire nulla. Anzi, una cosa sì, ed a gran voce: grazie di tutto Presidente. Per sempre. Ettore Monni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
