La manifestazione
«Qua non si è visto ancora nessuno»
Camilli smentisce l’esistenza di trattative per la cessione «Basta che qualcuno mi presenti la fideiussione e io vendo»
GROSSETO. Buonasera presidente, a che punto siamo con la cessione della società?
«A che punto? Qua ancora non si è visto nessuno».
Ma non doveva esserci oggi un incontro con le persone interessate?
«Sinceramente, mi dispiace ma non si è fatto sentire nessuno».
Se le chiediamo a questo punto se Piero Camilli è ottimista o pessimista, circa una soluzione positiva della situazione, lei cosa risponde?
«Purtroppo, devo dire che sono pessimista. Mi dispiace, soprattutto per i tifosi, quelli veri, ma alle tante chiacchiere che sento e leggo in giro, non sono ancora seguiti i fatti. La situazione la conoscete; basta che qualcuno produca la fidejussione e gli do la società. La verità è che oggi ci sono anche pochi soldi in giro. Peccato, perché secondo me oggi, per una persona che ha voglia di fare calcio, prendere il Grosseto sarebbe un vero affare».
Qualche appuntamento in agenda nei prossimi giorni?
«Nessuno, ma io sono qui a disposizione, lo sapete. Non c'è bisogno di un appuntamento, basta essere concreti. Speriamo bene, ma ripeto, non sono ottimista».
Sono le parole di Piero Camilli, alle 19.30 di un giovedì carico di nubi, non solo sulla Maremma, ma soprattutto sul futuro dell'Us Grosseto. Il tic toc del conto alla rovescia (ultimo giorno utile per regolarizzare l'iscrizione al campionato di Lega Pro; martedì 15 luglio, ndc) diventa sempre più assordante e il biancorosso, sempre più sbiadito e lontano dal calcio che conta.
Sotto i piedi, il baratro dei dilettanti che lentamente si apre, pronto ad inghiottire nuovamente la passione dei tifosi unionisti, mortificati da una lenta, inesorabile agonia. Eppure, il partito degli ottimisti, racconta tutta un'altra storia. Di accordi di collaborazione già presi con un importante club della massima serie. Di materiale tecnico per la prossima stagione già prenotato e quanto altro. A chi credere, a questo punto, conta ben poco. Il rischio è quello che alla fine a ridere non sia nessuno. Troppo alto per discutere, o per cercar di capire chi possa aver ragione. Chi la racconti tutta o meno.
Restano la miseria di quattro giorni per salvare un sogno. Quello almeno di coloro che nei dilettanti non ci vogliono tornare e le parole del patron degli ultimi 14 anni, non lasciano molto spazio alla speranza. Possibile che da una città come questa, amministrazione compresa, nessuno muova un dito per fare qualcosa? L'ora della verità si avvicina.
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