Gioco
Mazzarri, amarcord nel Golfo Il suo «meglio» era iniziato qui
FOLLONICA. È tornato dove tutto è iniziato molti anni fa. Certo, come tutti, Walter Mazzarri i primi calci a un pallone li ha dati nelle strade sotto casa sua, a San Vincenzo. Ma il primo completino...
FOLLONICA. È tornato dove tutto è iniziato molti anni fa. Certo, come tutti, Walter Mazzarri i primi calci a un pallone li ha dati nelle strade sotto casa sua, a San Vincenzo. Ma il primo completino indossato dal tecnico dell’Inter è stato quello azzurro del Follonica. «Sono ricordi molto lontani – dice – Arrivavo qua in treno: la mattina andavo a scuola e il pomeriggio agli allenamenti». Sono molti infatti quelli che, al Caffè d’Arte dove ha presentato il suo libro “Il meglio deve ancora venire”, hanno chiesto a Mazzarri se si ricordava delle loro facce. «Io t’insegnavo stenografia» dice una donna bionda passandogli il libro per un autografo. «Davvero? Ed ero un somaro» risponde scherzosamente lui, facendo però intendere di non ricordarsi di lei. E così via, finché alle spalle dell’allenatore appare un signore anziano. «No, sei Alberto» dice Mazzarri, ancor prima delle presentazioni. «Sono commosso». È Alberto Bracci, l’osservatore follonichese che un sacco di anni fa vide un promettente ragazzino di San Vincenzo giocare a calcio e subito lo segnalò alla Fiorentina, dando il via alla sua carriera. «Non ci posso credere» continua l’allenatore, vistosamente emozionato.
Sotto al gazebo un microfono e quattro poltrone, su cui siedono l’assessore provinciale Patrizia Tacconi, la giornalista Maria Antonietta Schiavina, il presidente dell’Inter club Maurizio Ceccarelli e appunto Mazzarri. Davanti a loro, una schiera di tifosi che ascolta in silenzio quello che il tecnico ha da raccontare: il rapporto con il figlio e quello conflittuale con il padre, sancito proprio da Follonica. «Dopo essere stato qua ho voluto la mia indipendenza e sono andato subito a vivere da solo». Poi il calciomercato («dobbiamo capire quanto sarà possibile investire»), le sue ex squadra, dal Livorno al Napoli, i giocatori e i retroscena della Serie A. Ad un tratto dal pubblico qualcuno urla: «dobbiamo vincere qualcosa». E Mazzarri: «serve la squadra forte». E così via, tra storie e applausi. A rompere la routine della normale presentazione per il tecnico ci ha pensato Bracci, uno che di calcio a quanto pare ne ha sempre saputo. (a.f.)
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