Il Tirreno

Grosseto

Grifone, dimenticare le contestazioni

di Pierluigi Sposato
Grifone, dimenticare le contestazioni

La squadra riprende oggi la preparazione: prossima tappa Ascoli, c’è ancora tempo per coltivare il sogno

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GROSSETO. Chissà come se lo immaginava il pomeriggio di domenica scorsa, il patron del Grosseto, Piero Camilli, quando aveva messo in moto la propria auto per tornare a seguire la sua squadra principale, impegnata quel giorno contro il Gubbio. Una partita decisiva, fondamentale in chiave playoff. La prima in panchina per Leo Acori, un tecnico che a lungo aveva inseguito in passato (come dimenticare il duello nel primo anno di serie C2 del Grifone, quando Acori guidava il Rimini?) e che finalmente era riuscito a mettere sulla sua panchina. C'erano tutti i presupposti, per un pomeriggio piacevole. Tanto più, alla fine di un primo tempo comunque chiuso in vantaggio per 1-0.

Già, chi lo avrebbe detto che, da lì a un oretta, l'uomo che aveva portato la vecchia Unione Sportiva ai confini del paradiso, si sarebbe trovato a rispondere a una contestazione bella e buona. Faccia a faccia con quello che possiamo definire lo zoccolo duro, di una curva nord sempre più spoglia, come del resto buona parte del Carlo Zecchini che ancora una volta registra il minimo storico di presenze sugli spalti. Il momento più basso certamente dell'indice di gradimento del patron biancorosso. La piazza lo attacca. Gli contesta la gestione incomprensibile di una stagione sportiva, iniziata in una maniera, con presupposti ben diversi e poi mutata strada facendo, una, due, tre volte.

Camilli è li, da una parte della siepe che divide lo stadio dallo Zauli. Dall'altra parte, la rabbia di una tifoseria confusa, delusa, ma comunque composta. Non doveva certamente finire così un pomeriggio di sport che tutti speravano potesse essere quello dell'inizio di una rimonta, a caccia di un sogno che adesso invece si allontana maledettamente, malgrado Acori inviti tutti a non arrendersi, a lottare.

Di certo, indietro non si può più tornare. Le scelte, la storia di questo campionato, sono davanti agli occhi, con gli errori in evidenza, sottolineati in rosso da risultati avvilenti, specialmente quelli casalinghi.

Tuttavia, undici partite da giocare prima di dire che tutto è finito ci sono ancora. Se sono da considerare tante oppure poche, dipenderà dai risultati che la squadra riuscirà ad ottenere. Guardare oggi la classifica serve a ben poco. Serve solo ad acuire l'amarezza. Eppure, il Grosseto non può essere diventato così brutto, come quello del secondo tempo col Gubbio. L'abbiamo visto capace di ben altre prestazioni quest'anno. Dove stia il problema, lo potrà capire solo il tecnico biancorosso. Ma una squadra non può passare in così poco tempo dall'essere invalicabile in difesa alla groviera delle ultime uscite.

Oggi la squadra riprende, sulla strada per Ascoli, con un Pagano in più, tutto da scoprire. Battute e ironia adesso servono a ben poco. Così come iniziare inutili processi. Ci sarà tutto il tempo, alla fine del campionato, per esprimere giudizi. Certe scelte di Acori, nella sua prima uscita, hanno convinto poco. Ma piace quella sua voglia di non mollare. Su quella proviamo a saltare sopra, sperando che tutta la squadra faccia altrettanto, sin da domenica prossima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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