Il Tirreno

Grosseto

baseball

Enrico Vecchi sbatte la porta: «Così non ci sto»

Enrico Vecchi sbatte la porta: «Così non ci sto»

GROSSETO. Ennesimo colpo di scena nel mondo del baseball cittadino, alla vigilia dell'incontro risolutivo di oggi tra il vicesindaco Borghi e Danilo Biagioli. Enrico Vecchi, indicato da tutti (in...

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Ennesimo colpo di scena nel mondo del baseball cittadino, alla vigilia dell'incontro risolutivo di oggi tra il vicesindaco Borghi e Danilo Biagioli. Enrico Vecchi, indicato da tutti (in primis dal presidente di franchigia Ceciarini, che lo voleva al fianco dell’altra bandiera Minozzi) come il candidato numero uno per guidare il Progetto Grosseto nel prossimo torneo di Italian Baseball league, sbatte la porta ed esce di scena, «a meno che non cambino le cose e possa sviluppare il programma presentato alla franchigia».

«Ringrazio per l'interessamento e gli apprezzamenti di queste settimane - dice Vecchi - ma non ho voglia di partecipare ad un progetto Ibl che non ha né capo né coda, non c'è programmazione né una struttura societaria adeguata. E questo sistema, mi dispiace dirlo, non porta lontano».

L'ex esterno del Bbc e della nazionale spiega il perché di questa decisione: «Non posso essere compatibile con il presidente Danilo Biagioli. Io vedo le cose in maniera diversa. Al direttore sportivo Alessandro Boni ho fatto una precisa richiesta, con uno staff di cinque persone (Giannoni, Biagiotti, Cipriani, Stefano Cappuccini e Ginanneschi), un preparatore e una palestra, offrendo un programma ben preciso per la crescita dei giovani. Prima ancora che il diesse esaminasse la mia proposta mi sono trovato uno staff già fatto, composto da uno o due tecnici cubani, Minozzi (con il quale avrei lavorato volentieri), Luciani e Petruzzelli, oltre a Ginanneschi, che volevo nel mio gruppo. Non mi è piaciuto poi il fatto che siano stati decisi due stranieri prima di darmi la squadra. In poche parole non avevo né il pallone, né tutti i miei amici, per cui preferisco non giocare, sapendo che non mi sarei divertito».

«Mi dispiace solo - prosegue - che anche su Internet sia passato un messaggio sbagliato, che il mio ingaggio era legato anche ad una questione di soldi. Deve essere chiaro che la richiesta presentata a Boni, che ringrazio pubblicamente, era più che onesta. Non dimentichiamo che di baseball purtroppo non si vive e che per fare bene il compito assegnatomi avrei dovuto assumere anche una dipendente che mi sostituisse nei giorni in cui ero impegnato con la squadra».

Maurizio Caldarelli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa