Il Tirreno

Grosseto

«Ripartiamo dalla serie D Il tempo gioca per noi»

di Paola Tana
«Ripartiamo dalla serie D Il tempo gioca per noi»

L’allenatore Roberto Schiano parla del futuro del settebello, di nuoto e sincro «La squadra è competitiva. E se ci fosse un impianto più confortevole...»

4 MINUTI DI LETTURA





STEFANO. Il 2014 potrebbe essere l'anno della definitiva riaffermazione degli sport natatori all'Argentario, dopo un periodo non felicissimo, dovuto anche a motivi organizzativi. A lavorare in questo senso è l'Argentario Nuoto. Con quali prospettive? Lo chiediamo a Roberto Schiano, ex pallanuotista di classe ed oggi allenatore e dirigente della società.

Tra le numerose attività spiccano nuoto e pallanuoto. Per quanto riguarda la prima, come vede il panorama all'Argentario, c'è all'orizzonte un nuovo Cosmo Milano?

«Partiamo dal dire che noi tutti siamo gente che sta bene con una palla in mano. Il nuoto e il sincro sono due attività che facciamo e ci piace fare, anche se il nostro know how" è prettamente pallanuotistico. Negli anni, vuoi per regolamenti nuovi, vuoi per le migliorate tecniche di allenamento, la pallanuoto si è modificata e ora ha velocità doppie di quelle dei miei tempi, così per diventare un discreto giocatore bisogna per forza aver fatto un po’ di nuoto in corsia; è per noi, chiamaiamolo così, un "male necessario". E' anche vero che ciclicamente esce qualche talento dal nuoto che comunque esplode fuori dai confini paesani. Come è accaduto a Dario Pelli, Francesco Giovani, Gabriele Landini e Michele Russo: tutti sono nati agonisticamente al Campone ma poi hanno fatto le fortune di altre società. Secondo me sotto il profilo stretto della prestazione, alcuni di loro hanno già superato Mino, che ha fatto storia ottenendo risultati già maturo e soprattutto per la longevità».

Per la pallanuoto, sembra che ci sia un bilanciamento tra atleti giovanissimi e meno giovani. Come giudica questo fenomeno?

«Quest'anno siamo ripartiti con il progetto serie D, l'anno scorso abbiamo fatto bene con l'under 17 e, rientrati tutti i nostri prestiti, abbiamo deciso di affrontare un campionato senior. La squadra mi sembra competitiva, ci sono giovanissimi ma anche chi è tornato da esperienze in altre squadre non è da considerare vecchio: Perillo ha 22 anni, Alessandroni 22, Costaglione 21, Del Lungo 20, Pepi 20, Bosa 20. Certo qualche lacuna c'è, ma ci dobbiamo lavorare sopra ed avere pazienza. Come detto ci sono molti giovani ed è inutile aspettarsi dei miracoli, il tempo è comunque dalla nostra. A breve inizierà il campionato e le chiacchiere si dissolveranno a favore dei fatti».

Qual'è il rapporto tra le donne e gli sport natatori all'Argentario?

«Non sono certo io la persona più indicata a tale risposta. Di sicuro Lucia Scotto (sincro) e Paola Zolesi (nuoto) potrebbero essere più attendibili. Tuttavia a me sembra che almeno fino ad una certa età, le ragazze garantiscano una superiore abnegazione e affidabilità, poi forse, l'abbandono è più facile. Una interessante mi pare Valeria Mataloni. E' un'atleta in cui vedo dei margini di miglioramento notevoli, soprattutto nelle gare in acque libere (fondo e mezzo fondo), sempre però con i concetti che ho esposto prima, dovrebbe forse cambiare aria ed andare a cercare nuovi stimoli e competenze in altre realtà. Chissà che non sia una donna a rimpiazzare Mino nella storia natatoria santostefanese».

Pensa che con una ulteriore struttura, nuoto, pallanuoto e sincronizzato avrebbero più proseliti?

«Senza ombra di dubbio, e non solo. Anche la società risolverebbe diversi problemi e riceverebbe nuovo impulso. La piscina, lo sanno tutti, nacque come impianto all'aperto e solo per la pallanuoto. Negli anni Settanta e Ottanta eravamo all'avanguardia e tante nazionali venivano a giocare qui. Poi le cose sono cambiate, la pallanuoto è divenuta sempre di più uno sport invernale e noi ci siamo ritrovati con un bellissimo impianto ma poco funzionale. Ormai sono trent'anni che andiamo avanti con il pallone pressostatico prima e il telone dopo ma è chiaro che la differenza con un impianto coperto in muratura o comunque coperto con tutt'altro tipo di struttura c'è. Una nuova copertura sarebbe più "amichevole e confortevole" e soprattutto abbatterebbe quei costi di gestione che sono ora altissimi. Quello che più preoccupa è che in questi trent'anni nessuno si sia messo mai seriamente a studiare qualcosa per convertire la struttura per ritornare all'avanguardia e come la vedo io, non ce nè neanche l'interesse. E succederà che un giorno, che inesorabilmente arriverà, che la piscina chiuderà i battenti definitivamente: solo allora tutti si renderanno conto di cosa abbiamo perso».

E' vero che in futuro tornerete al nome di Rari Nantes?

«In effetti uno degli obiettivi dell'Argentario Nuoto era quello di riprendersi il vecchio e glorioso nome. Però, sono passati quasi quindici anni e Argentario Nuoto è entrata a tutto titolo a far parte della nostra storia e tradizione, è un capitolo importante. Anche se per tanti siamo sempre la "rarinantese", non credo che ci sia più questa necessità».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa