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la ricorrenza

Malagò e Giomi in ricordo di Zauli a cinquant’anni dalla morte

Malagò e Giomi in ricordo di Zauli a cinquant’anni dalla morte

GROSSETO. A 50 anni di distanza dalla sua scomparsa, lo sport italiano ricorda l’ex presidente della Fidal Bruno Zauli, morto per un malore in una stanza d’albergo a Grosseto mentre si apprestava ad...

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GROSSETO. A 50 anni di distanza dalla sua scomparsa, lo sport italiano ricorda l’ex presidente della Fidal Bruno Zauli, morto per un malore in una stanza d’albergo a Grosseto mentre si apprestava ad inaugurare il campo scuola, che ha preso poi il suo nome.

Ieri mattina, nel salone d'onore del Coni si sono ritrovati i vertici per celebrare il dirigente sportivo che in carriera è stato segretario generale del Coni e poi presidente della Fidal dal 1946 al 1957.

«Bruno Zauli è stato un gigante - dice il presidente Coni Giovanni Malagò - Ripassando la sua bibliografia mi dicevo: “ma ha fatto pure questo?”. Con un pizzico di autocritica, quando parliamo dell'epopea di Giulio Onesti forse dovremmo dire che è stato gigantissimo perché c'era con lui Zauli. Insieme sono stati la formula vincente che ha costruito lo sport in Italia».

Personale è invece il ricordo del presidente grossetano della Fidal, Alfio Giomi: «Avevo 15 anni, frequentavo il liceo scientifico Marconi di Grosseto e insieme ai miei compagni eravamo stati convocati all'inaugurazione del nuovo campo scuola. Aspettavamo proprio Bruno Zauli: lo attendemmo a lungo, un'ora, due, tre; poi la professoressa ci portò nella sala comunale, nel frattempo divenuta la sua camera ardente. Io, insieme ad altri cinque amici feci parte del primo picchetto funebre».

Giomi insiste quindi sul tema dell'educazione sportiva a scuola: «L'impegno di Zauli fu significativo e determinante, senza di lui lo sport nella scuola non sarebbe mai esistito. Noi dobbiamo tornare ad operare nelle scuole, lo sport non può pensare di non esser più presente. I campi scuola furono una delle sue idee geniali, di cui tutti conosciamo l'impatto».

«Senza dimenticare - conclude Alfio Giomi - la scuola nazionale di Formia, la casa dell'atletica, che oggi porta il suo nome».

Tanti i campioni dell'atletica italiana che hanno reso omaggio al dirigente originario di Ancona, dagli olimpionici Sara Simeoni, Gabriella Dorio, Abdon Pamich e l'iridata Fiona May, con Manuela Olivieri, moglie di Pietro Mennea che hanno premiato atleti che si sono distinti nell'ultimo quadriennio. Tra cui la campionessa dell’alto Antonietta Di Martino, il bronzo olimpico del salto triplo Fabrizio Donato,l'olimpionico della boxe, Roberto Cammarelle e la campionessa olimpica di fioretto Elisa Di Francisca.

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