Sicurezza
Pedote rompe il bompresso e viene sorpassato nel finale
PITRE. Rompere il bompresso a 300 miglia dalla conclusione della regata. Un po’ come bucare uno pneumatico quando sei in testa all’ultimo giro di un gran premio. Per Giancarlo Pedote la Minitransat...
PITRE. Rompere il bompresso a 300 miglia dalla conclusione della regata. Un po’ come bucare uno pneumatico quando sei in testa all’ultimo giro di un gran premio.
Per Giancarlo Pedote la Minitransat 2013 si è conclusa nel modo più amaro, con il sorpasso del francese Benoit Marie a 24 ore dal traguardo della Guadalupa ed il successo del transalpino che solo all’arrivo ha capito di aver superato il timoniere del Gruppo Vela Lni Follonica.
Una beffa solo in parte mitigata dalla grande amicizia che lega Giancarlo a Benoit, protagonisti negli ultimi anni di ore e ore di allenamento insieme nelle acque di Lorient sulla costa bretone. Marie ha tagliato il traguardo alle 23,46 ora italiana di domenica notte, il tardo pomeriggio in Guadalupa, dopo 18 giorni e mezzo di traversata; Pedote ha raggiunto la marina di Point-a-Pitre all’1,41, due ore di scarto che sembrano davvero un battito di ciglia.
«A 300 miglia dall’arrivo è scoppiato il bompresso – le parole di Giancarlo appena sceso da Prysmian, acclamato dal pubblico forse anche più del vincitore – l’ho riparato velocemente e ho ripreso a navigare verso Point-a- Pitre ma ho perso un po’ di velocità durante questa fase. In precedenza ho subìto anche altre rotture a bordo già dalla prima notte di regata tanto che ho pensato addirittura di fare scalo a Puerto Calero per riparare la barca. Invece sono riuscito a sistemare il tutto da solo e i lavori fatti hanno tenuto per il resto della gara. Certamente questo problema nell’imminenza del traguardo ha inciso non poco e dispiace averlo avuto a ridosso della conclusione ma sono situazioni che fanno parte delle regate».
Una traversata massacrante, come è da sempre la Minitransat.
«Certo che è dura sopportare questo risultato dopo l’annullamento della prima tappa – continua Pedote - ma ho accettato la decisione del comitato di regata. Ho davvero dato tutto, ci ho creduto fino alla fine e sono contento di non aver lasciato niente di intentato, ho reagito a tutte le difficoltà incontrate e continuo ad essere convinto che Prysmian è ottima quando naviga con venti portanti. Dopo 3 settimane di silenzio il cervello fa fatica anche a capire cosa ti sta succedendo intorno – conclude Giancarlo - ma quando sono in regata sono appieno nel mio mondo».
Peccato per quella maledetta rottura e il discutibilissimo annullamento della prima semitappa, ma la vela italiana deve essere orgogliosa di quanto fatto dal timoniere del Gruppo Vela Lni che ha comunque conquistato il record di percorrenza nelle 24 ore con oltre 273 miglia il 14 novembre.
Michele Nannini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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