Il dolore
Sette anni in più e la stessa grinta
L’arrivo di mister Cuccureddu al Grifone: «Come allora, sono venuto per vincere. Con questo gruppo possiamo farcela»
GROSSETO. Qualche capello bianco in più, ma la grinta è quella di sempre. Antonello Cuccureddu, l'uomo cui è legato il ricordo sportivo più bello del Grifone, si presenta 7 anni dopo e a sentirlo parlare, il tempo sembra non essere passato. «Si, in effetti la situazione iniziale assomiglia un po' a quella dell'altra volta», annuisce il neo tecnico biancorosso. Anche allora arrivò al Grosseto, prendendolo in tredicesima posizione, per poi finire primo. Se la storia si ripeterà tuttavia, è tutto da vedere, anche se il “Cuccu”, parte con le idee ben chiare. «La chiamata del presidente Camilli mi ha fatto molto piacere. Potete immaginare l'affetto che ci lega. E' vero, in Sardegna si sta bene, ma io sono un uomo di campo e di calcio e tutto questo, mi mancava. Sono tornato con grande entusiasmo. Il Calcio è la mia vita. Con Camilli mi trovo bene, perché siamo due persone vere che si dicono in faccia la verità. Quando mi ha chiesto se avevo ancora voglia, ho risposto che ne ho anche più di prima».
Primi giorni di allenamento, prime impressioni: «Devo dire che quanto mi avevano detto, è vero. Ho constatato che questo è davvero un bel gruppo, con tanta qualità. Giocatori che mi metteranno in difficoltà nel fare le scelte». Sino ad oggi, il problema sembra in attacco che impressione ha avuto? «Penso che abbiamo 5 attaccanti. Vero, sino ad oggi è stato così, ma vediamo da qui alla fine del girone di andata come vanno. Magari qualcuno comincia a segnare e a far bene. Dobbiamo lavorare. Prima di parlare di mercato e di acquisti, diamo loro ancora fiducia». Cosa c'è da fare prima di tutto? «Creare un bel gruppo coeso. E' fondamentale se si vuol vincere e io voglio vincere. Su questo dobbiamo lavorare. Certo, l'organizzazione di gioco è importante, ma se non c'è la giusta rabbia, la giusta cattiveria, la determinazione in campo, essere bravi da solo non basta. Se questa squadra ha meno punti di quanti ne merita, credo sia solo un problema di testa». Ai giocatori più anziani cosa chiede? «A Delvecchio e gli altri, chiedo di essere i trascinatori, i motivatori del gruppo sul campo. Ma carisma e personalità, le voglio anche dai più giovani, come Ricci che a me piace molto».
Si comincia subito con una trasferta durissima, a Lecce... «Ma questa squadra ha già dimostrato personalità fuori casa. E' il rendimento tra le mura amiche che va cambiato, in meglio». Ha già in mente come giocherà? «Ripeto, non è il modulo ad essere fondamentale. E' importante che i giocatori siano messi nel ruolo in cui possono esprimersi meglio. Devo anche dire che qui ho più di 20 giocatori che meriterebbero tutti una maglia da titolare. Sono troppi. Ho parlato con loro con sincerità. Non voglio musi lunghi, ma impegno in allenamento. Chi vuol giocare, me lo dimostri».
Chiude con due parole sulla sua terra: «Dico alla gente di Sardegna che gli sono vicino e di essere forti».
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