Il Tirreno

Grosseto

Grifone, rischiare di più è l’unica carta da giocare

di Paolo Franzò
Grifone, rischiare di più è l’unica carta da giocare

La sconfitta interna con il Catanzaro è arrivata al culmine di un periodo d’oro Un difensivismo esasperato inibisce le capacità offensive biancorosse

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GROSSETO. E' un lunedì grigio, come l'umore in casa Grosseto, quello che vede la squadra di Cuoghi riprendere subito la preparazione, in vista del derby di Pisa di sabato prossimo.

La sconfitta interna col Catanzaro arriva in parte inattesa per quanto la squadra biancorossa aveva fatto vedere nelle sue ultime uscite, tra campionato e coppa. Un brusco stop, lungo un percorso che invece pareva di crescita. Spiace ancor più in questi momenti la mancanza di confronto con i protagonisti. Capire il perché di una prestazione così deludente diventa assai più complicato. Praticamente la stessa squadra di Salerno, ma con una gara molto più brutta.

Vero che l'avversario era differente. Vero anche che il valore del Catanzaro pare francamente superiore a quello dei campani. Ma se in precedenza si era visto un netto miglioramento, sotto il profilo della personalità e nella costruzione del gioco in fase offensiva, questi stavolta non si sono notati. Rimane la costante di una solidità in fase difensiva inconfutabile. Segnare a questo Grosseto era e rimane difficile. La stessa squadra di Brevi è passata alla fine solo su un episodio da palla inattiva, sfruttando l'unica disattenzione di una retroguardia altrimenti sempre puntuale e fortissima. L'impressione è quella di una coperta troppo corta. Qualcuno contesta al tecnico biancorosso un eccessivo timore. L'aver impostato questa squadra in maniera troppo difensivista. Lo stesso 3-5-2 riproposto una volta ancora assomiglia troppo spesso a un 5-3-2 che, contro una squadra come appunto quella calabrese, ha finito per inibire quelle poche capacità offensive biancorosse. E qui non parliamo di qualità dei singoli (con Giovio e Scappini in attacco, probabilmente non sarebbe cambiato un granché), quanto di capacità corale, di sviluppo della manovra, quando si è in possesso di palla. Il Catanzaro è stato molto più bravo della Salernitana nella riconquista della palla ed ha finito per soffrire solo nella parte finale, quando finalmente i biancorossi si sono scrollati di dosso alcuni dettami tattici, gettando più spesso il cuore oltre l'ostacolo. In fondo, se questo è veramente un campionato in cui la società, poco o nulla chiede alla squadra, in termini di raggiungimento di obiettivi, mancando di fatto anche il rischio retrocessione, forse non sarebbe male cominciare a provare a osare un qualcosa di più, fin dall'inizio della gara. Provare insomma a spostare la coperta un po' in avanti e vedere se veramente essa è troppo corta. Trarre spunto da indicazioni importanti (leggi la prestazione di Esposito in Coppa Italia) e provarci anche in campionato. Dove abbiamo visto che comunque anche difendendo a 4, la squadra non sembra patire troppo. Provando con un trequartista, dietro alle due punte. Vero che con Esposito più Ricci e i due attaccanti il rischio di perdere qualcosa nella fase difensiva esiste. Ma con l'organico a disposizione sembra anche l'ultima carta da giocare, se si vuol continuare a coltivare il sogno di agguantare alla fine una piazza per i playoff. Certo, si può anche proseguire sulla strada tracciata e alla fine qualche successo arriverà e i gol al passivo saranno sempre pochi. Ma vista proprio l'atipicità del torneo, perché non rischiare? Soprattutto in casa, dove Cuoghi ha vinto una volta soltanto in 5 partite.

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