Sicurezza
Il sogno dello sgambetto dopo quel no di Camilli
A Gavorrano nessuno ha dimenticato il rifiuto di far utilizzare lo Zecchini Cioffi comunque pensa alla partita: turnover e voglia di andare avanti
GAVORRANO. «La coppa è un obbiettivo della società da portare avanti, anche perché andare avanti nella manifestazione vuol dire tenere sani e vivi la maggior parte dei giocatori dell’organico. Credo che ad oggi tutti - e non escludo nessuno - si meritano, per quello che fanno vedere la domenica e per quello che stanno facendo durante la settimana, la maglia di titolare. Li voglio presenti vogliosi e votati al sacrificio. Sarà derby vero, anche se il Grosseto è una corazzata rispetto a noi. E’ ovvio che noi verremo a Grosseto con grande umiltà per dare il massimo».
Questo il pensiero di mister Cioffi alla vigilia di Grosseto Gavorrano, derby della Maremma. Lo aveva detto mister Cuoghi, e lo ribadisce il tecnico del Gavorrano. Nessuno snobba la Coppa Italia ma l'allenatore dei rossoblù in questa occasione applica il turno over ai suoi ragazzi, cambiando completamente formazione.Davanti a Forte, dovrebbero schierarsi Vinci, Fusar Bassini, Esposito e Angelino; mediana con Rizzo, Meacci, Cretella e Fossati; attacco affidato a Khoris e Bianconi.
Nonostante questo l’atmosfera che si respira a Gavorrano alla vigilia del match con i biancorossi è di autentica emozione mista ad euforia e voglia di riscatto. Questa è una di quelle occasioni che possono capitare raramente nella storia di una società di calcio: come quella sfidare in una partita ufficiale il Grosseto, club che fino alla passata stagione era sopra ai rossoblù di ben due categorie. E poi a Gavorrano ci sono altri motivi che fanno del derby non solo un evento sportivo. Qui a Gavorrano nessuno si è ancora scordato il “no” che il presidente Camilli pronunciò allo scomparso presidente Mario Matteini, rifiutando di ospitare al Carlo Zecchini la società mineraria per giocare le gare di campionato. Il Gavorrano rischiò di non inscriversi perché lo stadio Malservisi era inadeguato, in termini di capienza e misure di sicurezza. Il rifiuto di Camilli costò parecchio al sodalizio del patron Luigi Mansi, obbligato a migrare sul campo del Venturina, l’unico in grado di poter accogliere gli undici allora allenati da mister Magrini. Il Gavorrano fu costretto ogni due settimane a giocare praticamente fuori casa, con l'aggravio economico per coprire i costi di trasferta e affitto dell’impianto sportivo livornese.
Anche se il presidente Balloni non vuole parlare dell'argomento, oggi commenta: «Preferisco parlare della gara, anche se quel periodo lo ricordo soprattutto per l’impegno del nostro sponsor che ci permise di contenere i costi di Venturina. Da allora non abbiamo avuto più molti rapporti con la società biancorossa. Parlando della Coppa, per la società che dirigo è un evento importante. Ci onora giocare con il Grosseto e cercheremo di non sfigurare».
Difficile dunque immaginare cosa potrebbe accadere se il Gavorrano vincesse il derby, eliminando i grossetani dalla Coppa Italia...
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