Sicurezza
Liddi torna allo Scarpelli «Questa è la mia casa»
Il terza base ex Seattle (Major League) si sta allenando a Grosseto con il ct azzurro Mazzieri. «Solo lui può farmi ritrovare fiducia in me stesso»
GROSSETO. «Questo è il mio stadio e Grosseto è la mia seconda casa».
Alex Liddi, il primo italiano a giocare nella Major League baseball, è tornato in Maremma per uno stage di quindici giorni con il manager azzurro Marco Mazzieri, il primo a credere nelle sue possibilità. Liddi, che nel 2005, ad appena sedici anni, ha disputato la sua unica stagione italiana nel Rosemar, è reduce da una stagione travagliata, con il cambio di casacca dopo otto anni e ha chiesto aiuto proprio all'amico Mazzieri per ritrovare fiducia nei suoi mezzi.
Ieri mattina, al primo allenamento allo Scarpelli, ha ascoltato i consigli del tecnico grossetano (che ha sfoderato una serie di battute niente male) e poi ha iniziato a spedire lontanissimi i lanci di Luca Moretti, che si è prestato a dare una mano per questo periodo di preparazione, per il quale sono stati coinvolti anche Gianni Natale e Massimo Baldi, che dovrà consentire al terza base di arrivare pronto per la lega invernale messicana.
Liddi spiega il perché di questa scelta di scegliere Mazzieri e la Maremma per tornare al top della condizione. «E' da tanti anni - dice Alex - che lavoro con lui, è stato il mio primo vero batting coach, c'è un buonissimo rapporto tra di noi ed è la persona giusta quando ho bisogno di ritrovare fiducia in me stesso. Devo trovare più consistenza, capire cosa ho sbagliato. Sono qua per questo. Avevo bisogno di ricaricare le pile e Marco Mazzieri è la persona adatta per aiutarmi. Lo stimo, per quello che ha fatto da giocatore e da allenatore. E voglio che sia lui ad aiutarmi, e a costo di stare lontano altre due settimane dalla famiglia».
Com'è stata la stagione?
«Ad alti e bassi. E' iniziata bene, ho avuto un momento di crisi, sono andato in Major poi mi hanno richiamato in triplo A, poi ho cambiato organizzazione, passando da Seattle a Baltimore. A Norfolk sono partito bene ma ho finito male. È stato un anno così così».
Come spiega le difficoltà? Non hanno creduto in lei?
«Venendo dall'Italia non ho avuto le stesse opportunità degli americani, ma ci ho fatto l'abitudine. Non punto il dito contro nessuno ma devo recitare il “mea culpa”. Il baseball è fatto così, di alti e bassi".
Cosa le ha insegnato questa annata in chiaroscuro?
«Nello sport, come nella vita, non c'è niente di sicuro o scontato, bisogna lottare. Non ho mai avuto niente gratis, ma sono disposto a fare sacrifici per continuare a vivere il sogno di giocare in Major».
Prima di passare a Baltimore è stato vicino agli Yankees?
«Se ne parlava, ma le voci sono state messe a tacere dopo l'arrivo di Luis Cruz».
Ha rimpianti di aver lasciato Seattle?
«E' stata la prima organizzazione, lascio tanti amici, ma il gioco va avanti e mi dispiace di non aver dato un maggiore contributo agli Orioles, con i quali sono legato fino a fine stagione. Se non mi rimettono nel roster prima delle World Series divento free-agent e dovrò guardarmi intorno».
E nel frattempo?
«Dal 12 ottobre fino alla fine dell'anno sarò impegnato nella lega messicana con i Tomateros de Culiacàn. Non vedo l'ora di tornare in campo. Per il futuro sogno una maglia che mi darà l'opportunità di giocare. Dovrò però fare bene».
Alex, chi vincerà le prossime World Series?
«Io punto sui Boston Red Sox del mio amico Mike Carp, magari in finale contro i Los Angeles Dodgers».
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