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Grosseto

L’Albinia stecca tra rabbia e fatalità

di Paolo Mastracca
L’Albinia stecca tra rabbia e fatalità

Eccellenza, il primo turno di campionato segnato anche da tre espulsioni

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ALBINIA. L'Albinia stecca l'esordio in campionato, il team allenato da Michele Cinelli perde per 4 a 2 allo stadio Combi dalla Sestese ed archivia i primi 90 minuti con un misto di rabbia e fatalità.

A farsi interprete degli umori è il presidente Luca Vaselli che inizia l'analisi partendo dall'amarezza per il risultato: «Peccato perché c'erano le premesse per fare bene. Abbiamo giocato la prima mezz'ora in maniera splendida e siamo meritatamente passati in vantaggio con un grande gol di Angelini».

Dopo questa parte di gara il match è entrato nella fase in cui secondo Vaselli sono stati determinanti gli episodi: «Noi abbiamo pasticciato sotto porta, nelle azioni di copertura abbiamo commesso tre errori che ci sono costati altrettante reti e l'arbitro ha dato un bel contributo alla lista delle sviste».

Un'analisi che porta Luca Vaselli ad affermare che «se rigiochiamo la partita con la Sestese dieci volte sono convinto che almeno in otto occasioni vinciamo noi. Dobbiamo fare tesoro degli errori commessi e pensare ad un pronto riscatto fin da domenica prossima. Dopo appena una partita però è già aperto un fronte di rottura con le decisioni arbitrali. L'Albinia non ha digerito le tre espulsioni di Machetti, Raito e del tecnico Cinelli, ritenute assolutamente severe e ingiustificate.

Il presidente Vaselli sottolinea che «nell'azione che è costata la prima ammonizione a Machetti il nostro giocatore ha riportato una frattura alla mano e dovrà restare fuori dal campo per circa un mese, per cui oltre al danno subiamo anche la beffa».

Poi Vaselli annuncia una linea di condotta che caratterizzerà l'Albinia nelle prossime settimane: «Considerando che a noi non è permesso avere quel furore agonistico tipico di altre squadre, da ora in poi non commenteremo più la direzione di gara ed i nostri giocatori si sono presi l'impegno di non replicare verbalmente a nessuna decisione arbitrale. Il nostro intento non è quello di polemizzare bensì quello di mettere l'arbitro di decidere nella serenità più assoluta».

In pratica è una tregua armata...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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