Attenzione
È tornato il “bomber” Rosatone vola sulla sabbia
Dopo un grave infortunio ha trionfato nei regionali. E ora l’ex numero 9 della classifica mondiale vuole tornare a vincere anche nei tornei Itf G1
GROSSETO. Bomber c’è. O, meglio, è tornato. Nell’estate in cui il beach tennis è esploso come sport di massa, non c’è bagnetto a Marina di Grosseto che non abbia montato almeno un campo 8x16 e in alcuni si fa la coda per giocare un set, Luca Rosatone, maremmano doc, è tornato a vincere, è tornato a volare sulla sabbia.
Eppure per lui che prima di un grave infortunio, uno strappo agli addominali che pareva precludergli l’attività agonistica per sempre, era fra i primi dieci giocatori in classifica Itf al mondo, vincere quasi sottogamba i campionati toscani, in coppia con il giovane Giacomo Cappuccini, potrebbe sembrare quasi routine. Ma quel successo è un po’ il simbolo di una ripresa che per i medici pareva quasi impossibile.
«Già a Pisa qualche settimana fa – racconta lui – insieme a Meliconi contro la coppia quasi imbattibile Calbucci-Garavini, avevo capito di stare bene. Perdemmo 9-7 giocandocela però fino in fondo. Poi a Viareggio nei regionali siamo stati bravi con Cappuccini: questa vittoria mi dà la carica per ributtarmi nel circuito mondiale, quello dei tornei Itf G1, dove ci sono i migliori al mondo. Già a fine settembre sarò a Tokyo».
Luca viene dal tennis. A 17 anni era il secondo miglior juniores d’Italia. Ora di tennis è maestro, così come di beach tennis, “lo sport del diavolo”, come lo chiama lui.
Perché “sport del diavolo”?
«Perché quando ti entra dentro non ti lascia più. Il beach tennis ti possiede, come il diavolo appunto. È una malattia, qualcosa di cui non puoi più fare a meno. Non lo dico io, che lo pratico a livello agonistico, lo confermano gli appassionati che si avvicinano: uomini, donne, anche bambini. Provano per gioco e per curiosità, poi scoprono che è facile e divertente e dopo un paio di mesi se saltano un giorno soffrono, vanno quasi in crisi di astinenza».
Come hai avuto la folgorazione? Quando c’è stato il passaggio dal tennis al beach?
«La “colpa” è tutta del mio amico Marco Leli (altro maestro di beach, ndr). Venne un giorno in negozio e mi disse: “Ho trovato lo sport che fa per te”. Sono uno che gioca molto di potenza, ho esplosività ed esuberanza, in effetti il beach mi si è subito ritagliato addosso come un vestito nuovo. Era il 2005. Da allora non ho più fatto altro. E nel giro di un paio di anni ero fra i primi dieci al mondo».
Adesso fra i primi dieci al mondo ci sono otto italiani (in vetta i ravennati Alessandro Calbucci e Marco Garavini, poi due brasiliani, il primo di un altro paese è un giapponese, 17°). E fra le donne le azzurre sono sette su dieci (prima la romana Flamina Daina, con due brasiliane e una francese). Perché questo sport, che sta crescendo in modo esponenziale e potrebbe anche diventare disciplina olimpica dal 2020, è nato in Italia, in Romagna, dove i praticanti sono decine di migliaia e dove ci sono moltissimi impianti al coperto. La Toscana è la seconda regione italiana per numero di giocatori, poi ci sono il Lazio e il Veneto. All’estero lo “sport del diavolo” sta crescendo in Brasile, Francia, Russia, Giappone e negli Stati Uniti, ma i primi praticanti di buon livello sono ormai in tutta Europa.
«Ho giocato tornei di grandissimo livello in mezzo mondo – racconta ancora Rosatone, soprannominato “il bomber” –, uno degli ultimi a Miami, in una location spettacolare. Il circuito Itf G1 segue l’estate nei vari continenti, si gioca solo all’aperto, su spiagge meravigliose. E ogni torneo dà un punteggio che fa scalare la classifica: ce la metterò tutta, presto vorrei essere di nuovo nelle prime posizioni».
Ma il beach tennis da sport solo estivo ormai è diventato una disciplina che si pratica tutto l’anno.
«All’inizio si giocava da maggio a ottobre, a Marina solo il Lido aveva il campo. Poi sono arrivati gli impianti al coperto, in Romagna ce ne sono di enormi, con molti campi, ristorante, tribune, area fitness. Insomma, stiamo facendo il salto di qualità: non siamo più lo sport che riempie i mesi in cui le altre discipline interrompono l’attività. Questo è importante anche per il settore giovanile, che a Grosseto, però, manca quasi del tutto».
Di cosa ha bisogno il beach tennis per fare un salto ulteriore?
«Innanzitutto deve diventare sport olimpico: credo che ormai ci siano tutti i presupposti. E poi deve completarsi questo processo di trasformazione, in particolare per i bambini che devono considerarlo disciplina primaria, come calcio, basket, o volley. Sarebbe importante aprire una scuola specifica anche in Maremma, come ci sono in Romagna, ma anche a Roma. Gli ultimi campioni italiani che hanno trionfato al Gabbiano Azzurro a fine agosto vengono tutti dalla struttura capitolina. Lì si lavora in modo specifico, dalla preparazione agli allenamenti».
Eppure qualche resistenza, soprattutto nell’ambito delle scuole di tennis, c’è ancora.
«Qualche maestro in effetti teme di perdere le nuove leve, scherza dicendo che giochiamo “a racchettoni”. Ma io credo che i circoli del tennis, con il beach, possano solo guadagnarci, sia sul piano dei praticanti che sul piano economico. Basti pensare che anche il prestigioso Circolo del Tennis di Firenze, dove esiste solo la terra rossa da decine di anni, sta realizzando i campi con la sabbia. Insomma, siamo in pieno boom. E ora ce la dobbiamo giocare fino in fondo». Bomber c’è. È tornato.
@guifiorini
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