Il Tirreno

Grosseto

Dodici anni con i muscoli dei biancorossi tra le mani

di Paolo Franzò
Dodici anni con i muscoli dei biancorossi tra le mani

Marco Pieri ha lasciato lo staff tecnico del Grifone e guarda alla serie A «Intanto mi concentro su una nuova avventura professionale, ma mai dire mai»

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GROSSETO. «Prima di tutto volevo ringraziare pubblicamente, visto che non ho potuto farlo di persona, il presidente Piero Camilli e tutta la sua famiglia per avermi fatto passare dodici anni stupendi a livello professionale, di visibilità e di grandi soddisfazioni. Vorrei ringraziare ovviamente l’intero staff medico (tutti quelli che hanno girato intorno a me, perché sono l’unico ad aver fatto dodici anni consecutivi) per avermi fatto vivere questa stupenda avventura».

Sono le parole di Marco Pieri, ormai ex fisioterapista biancorosso. Uno dei pochi ad aver vissuto in prima linea, tutta l’era Camilli.

Marco Pieri per dodici anni, ha avuto a che fare con i muscoli degli atleti del Grifone. Li ha massaggiati, li ha curati e li ha accuditi come si fa con la merce preziosa.

Marco, cosa è successo che ha portato a questa rottura, praticamente di tutto lo staff sanitario, con la società?

«La rottura è dovuta solo al fatto che non c’erano più le basi professionali e sottolineo professionali per poter continuare. La società, ha espresso il proprio pensiero noi il nostro, non è affatto un discorso economico come già sottolineato dal coordinatore, Edoardo Laiolo. E poi come potevo continuare da solo senza il mio gruppo? A volte ci sono scelte che vanno oltre ogni cosa, non avrei mai potuto “tradire” dei bravi professionisti oltre che degli ottimi amici. Pur rispettando e conoscendo la professionalità del dottor Daniele Tarsi, non avrei mai potuto continuare senza le persone che insieme a me hanno comunque fatto la storia del Grosseto. Se parli di rottura, almeno per quanto mi riguarda e penso anche per tutti gli altri componenti dello staff, è stata una rottura (se pur da noi voluta), non totale. Ognuno di noi è libero professionista e lavorando in uno studio a Grosseto, nulla toglie alla società, di usufruire del mio contributo anziché al campo, nello studio. E poi nella vita mai dire mai».

Immagino che sarà amareggiato. Dopo tanti anni, non sarà più in panchina con quella che di fatto, è la sua squadra del cuore...

«Sono dispiaciuto. Già, sono uno dei pochi grossetani che faceva parte della società. Ma come tutto nella vita può finire».

Lei ha avuto tra le mani i muscoli di tutti i campioni che abbiamo ammirato in queste stagioni. A chi è rimasto più legato? Chi sono i tre giocatori più forti che hanno vestito il biancorosso, secondo lei, in questi dodici anni di presidenza Camilli?

«Non mi piace fare classifiche e non è certo il mio mestiere valutare un calciatore. Dico, ed è troppo facile, che a livello muscolare di forza esplosiva il migliore in assoluto è stato Pinilla. Ma come non citare i vari Sforzini, Consonni, Di Meglio, Giallombardo, Parola, Immobile, Miano che è stato una colonna di quegli anni e mi scuso se ne ho dimenticati sicuramente molti».

C'è un aneddoto, qualcosa che non è mai uscito da quella stanza dei massaggi che oggi si può raccontare, legato magari a Pinilla o a qualche altro giocatore importante?

«Aneddoti ce ne sono sempre molti ma è giusto che rimangono segreti. Pinilla prima di ogni partita dichiarava le reti che avrebbe fatto e per quanto io possa ricordare ci ha azzeccato sempre. Mi pare ventiquattro partite, ventiquattro reti».

In ogni caso, il Grosseto farà la Lega Pro. Cosa si sente di dire e come vede il prossimo campionato dei biancorossi, visto anche che molti dei giocatori ancora in rosa, li conosce molto bene?

«Prima di tutto mi sento di fare un grosso in bocca al lupo alla società e al nuovo staff. Credo che molti dei giocatori che conosco alla fine partiranno e sarà un Grosseto giovane ma ovviamente non essendo il presidente e nemmeno l’allenatore, non so come sarà il campionato del Grosseto. Personalmente mi sembra un anno diciamo così, di "trasloco" ma come tutte le cose. Prima o poi possono finire».

Personalmente invece, lei si è i lanciato in una nuova avventura, sempre legata al mondo del calcio. Ce la racconta?

«È stato anche questo un motivo per cui avevo già dato la mia disponibilità alla società per solo tre volte alla settimana e per la partita in casa; presso il Centro Salus Multiservizi, dove lavoro come massofisioterapista, insieme al dottor Angelo Cianfana, abbiamo deciso di aprire la Medicina Sportiva».

In passato, lei è stato anche vicino dal lasciare il Grosseto, per la massima serie. È un capitolo chiuso o spera ancora in futuro di poter andare a lavorare per un club importante?

«Devo dire che anche quest’anno ho rinunciato ad andare in una squadra, il cui allenatore è molto amato dalla tifoseria biancorossa proprio per l'impegno che oramai avevo preso con il dottor Cianfana. Però, una volta avviata l’attività, mai dire mai».

Capitolo Livorno: la sua idea, se si può dire, di cosa successe esattamente in quel maledetto playoff?

«Questa è una domanda alla quale rispondo semplicemente con una battuta: in quella partita fui espulso anche io da Celi, richiamato dal quarto uomo, Mazzoleni. Quella espulsione mi costò duemila euro di multa che pagai di tasca mia. Ecco, in quella partita, oltre alla città, penso che sia stato l'unico a pagare».

Infine, faccia un augurio al Grifone e un augurio personale, per quanto riguarda appunto la sua carriera.

«Più che un augurio, vorrei dire ai pochi ma veri tifosi di non abbandonare la squadra. A livello personale spero di crescere ancora e dare il mio contributo e la mia esperienza a tutti quelli che verranno allo studio».

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