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Grosseto

Judo Sakura, cinquant’anni di gloria

Judo Sakura, cinquant’anni di gloria

Il sodalizio grossetano si appresta alle celebrazioni. Ecco i nomi di chi ha contribuito a rendere grande il club

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GROSSETO. Era il 1963 e dunque sono passati 50 anni. Mezzo secolo di vita per il Judo Sakura, prestigioso solidazio cittadino che prese il nome dal più famoso club giapponese di arti marziali. Mezzo secolo che sarà celebrato con alcune manifestazioni nel prossimo ottobre al palasport, sede storica, il “kodokan”. Un appuntamento doveroso per ringraziare chi dette i natali al Sakura, una vera novità per la Grosseto dell’epoca che di arti marziali non conosceva nulla. Ricorda Gino Peccianti, attuale presidente di quella che oggi si chiama Ss Judo Grosseto Sakura, che l’idea venne a Bruno Petrucci ed Edoardo Giovannini, che avevano frequentato la scuola di polizia. Un’ottantina gli allievi iniziali, anche 120 ai tempi d’oro, una settantina gli attuali, che si dividono tra aikido, ju-jitsu, ginnastica a corpo libero e naturalmente judo. Il nucleo iniziale, quello delle primissime origini, era stato quello del Buji. Poi il Sakura.

«Questa società - aggiunge Peccianti - fin da subito è stata un punto di riferimento per la pratica del judo sia a livello agonistico che amatoriale, imponendosi piano piano in campo regionale e nazionale, raggiungendo risultati importanti anche oltre i confini nazionali: Stefano Sellari nei campionati mondiali universitari e Giovanni Battaglia con i masters europei e mondiali, pluridecorato in ogni manifestazione. Abbiamo organizzato per due volte i campionati assoluti nazionali. Tutto ciò che parla di judo a Grosseto ed in provincia è passato dal Sakura».

Ecco chi aveva fondato la società: Giovanni Baldini, Franco Bambagini, Raffaele De Luca, Dagoberto Della Mora, Enrico Capitani, Aldo Cerrai, Edoardo Giovannini, Luigi Mazzi, Dino Monaldi, Gino Peccianti, Bruno Petrucci, Graziano Politi, Sergio Servi, Gianfranco e Marcello Stoppa. Lungo l’elenco degli istruttori a cominciare dal primo, Giovanni Baldini; e poi Mauro Donati, Mauro Galeotti e lo stesso Gino Peccianti, i giapponesi Kataoka e Takanasci, Ezio Gamba, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Mosca, ed il nazionale Giorgio Majorana. Poi le cinture nere agonisti ed amatori e gli atleti: Giovanni Battaglia, Andrea Casaglia, Walter Maretti, Stefano Sellari, Renato Carletti, Daniele Rombai, Maurizio Murino, Gilberto De Vecchis, Luciano Lunardi, Tiziana Benocci, Fabio Longo, Fabio Sclano, Giacomo Pettini, Stefania Sterrantino, Mario Osti, Ambra Valeri, Loriano Fabbri, Maria Antonietta Spano, Luciano Isolini, Enzo Sartoni, Claudio Antonetti, Lorenzo Romani, Andrea Calamiti, Daniele Agutoli, Giustino Tenucci, Cristiano Rosadini, Francesco Repola, Alberto Nannini, Dino Pascucci, Stefano Zannerini, Riccardo Pietrini, Luca Failli, Stefania Antonelli, Alessandro Marchi, Antonio Salomoni. Ultima menzione quella per i presidenti: Aldo Cerrai e Raffaele De Luca, Franco Bambagini e Gino Peccianti.

«Ju-Do vuol dire via od arte della cedevolezza - aggiunge il presidente - È uno sport di combattimento ma non è pericoloso né doloroso. Per noi è uno sport vero, che può procurare gioia e benessere fisico, come lo volle il suo ideatore, lo statista Jigori Kano, nel lontano 1880. Pur conservando un carattere mistico e riallacciandosi alla filosofia ed al cerimoniale peculiare dei popoli orientali, come tale deve essere accettato e praticato senza ricercare in esso semplicemente quei metodi di attacco e di difesa personale che niente hanno in comune con le discipline sportive».

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