Sicurezza
De Santis entra nell’olimpo del baseball
Adesso in forza al Nettuno, è diventato il primo lanciatore grossetano a superare i mille strike out in carriera
GROSSETO. Riccardo De Santis è entrato domenica sera nell'Olimpo del baseball italiano, superando i mille strike out in carriera. "Desa" è il primo lanciatore grossetano a superare la fatidica soglia, il terzo tra quelli che hanno indossato la casacca del Bbc, dopo Rolando Cretis (1.309) e Richard Olsen (1045).
«E' un bel traguardo - sorride - e se non si fosse messo di mezzo l'infortunio al "Tommy John" l'avrei tagliato prima».
Il millesimo eliminato al piatto (a Ronchi, insieme alla 91ª vittoria, ha firmato anche il n. 1001) arriva in un anno buono, con il grossetano (3-2, 2.27mpgl) che sta trascinando il Nettuno al terzo posto. «Nel 2012 - sottolinea - avevo esagerato nel precampionato, mentre già nell'ultimo anno a Grosseto stavo bene. Il braccio mi dà sempre meno problemi e gioco con tranquillità. Il Nettuno? Sta andando alla grande i problemi societari esplosi venti giorni prima del via".
Riccardo, come si arriva a 1000 strike out?
«È' frutto di anni di duro lavoro, sempre fatto con la mentalità giusta. Lanciare la pallina è ancora la cosa più bella del mondo, nonostante gli impegni di lavoro. Un tempo mi allenavo a pranzo e a cena, adesso posso farlo solo dopo le 20. Spesso mi tocca lanciare contro il muro e solo il mercoledì, grazie alla sensibilità di Fanara e Di Vittorio, posso fare bullpen. Quando sono a Grosseto, poi, vengo aiutato da Ginanneschi, Minozzi e Moretti. So insomma quello che fare, ma non quando e dove».
C'è un coach fondamentale per questo traguardo?
«Il cubano Javier Galvez: è quello che ha trasformato le mie doti, facendomi diventare un lanciatore e mi ha insegnato l'attitudine al lavoro. Luis Lunar mi ha messo sul monte a 18 anni a basi cariche al 9º inning, aiutandomi a superare le situazioni difficili. Sono grato a Marco Mazzieri che mi ha utilizzato da partente a 21 anni, quando aveva Badii e Luciani, e ha avuto il coraggio di tenermi su dopo un'andata con 7 sconfitte. Non posso poi dimenticare Gianni Natale, sempre pronto ad aiutarmi».
Ricorda il primo kappa? «Sì, lo ottenni l'11 aprile 1998 a Modena; lasciai al piatto Munoz a basi cariche. E col Modena ottenni la prima vittoria al ritorno, al 15º inning».
Qual è stato il più bello?
«Quello che ricordo più volentieri l'ho firmato contro la Dominicana al Classic del 2006. Non mi dimenticherò mai le parole di Galante, quando mi dette la pallina: “Ci sono dodici persone che ti guardano dal bullpen e tu sei solo sul monte”.»
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