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«Serve un preparatore-psicologo per allenare bene i portieri»

GROSSETO. Angelo Peruzzi è stato ospite della delegazione provinciale dell'Associazione Italiana Allenatori di calcio, presieduta da Paolo Sodi, in un incontro che si è tenuto all'Hotel Airone di...

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GROSSETO. Angelo Peruzzi è stato ospite della delegazione provinciale dell'Associazione Italiana Allenatori di calcio, presieduta da Paolo Sodi, in un incontro che si è tenuto all'Hotel Airone di Grosseto.

L'ex portiere di Roma, Juventus e Lazio, della Nazionale italiana – con cui è stato campione del mondo nel 2006, nello staff del tecnico Marcello Lippi – e di recente “secondo” di Ciro Ferrara prima nell'under 21 e poi nella Sampdoria, ha analizzato il ruolo del portiere moderno, discutendone gli aspetti tecnico-tattici insieme a circa un centinaio di allenatori delle formazioni dilettantistiche presenti in sala.

L'aspetto più importante – e meno tranquillizzante – emerso nella serata è la mancanza, frequente a livello di calcio dilettantistico, di bravi tecnici che preparino appositamente i portieri, una lacuna, come la coordinazione per molti giovani, che non consente ad un giovane estremo difensore di rendere al meglio in campo.

«Il preparatore – ha detto Peruzzi – sbaglia quando pensa che tutti i portieri si possano allenare allo stesso modo, anzi deve agire come uno psicologo, entrando in simbiosi con ognuno di loro per capirne le diverse attitudini».

Sulla tecnica, citando un “mito” come Dino Zoff, amico di Vincenzo Sabatini presente in sala ed il suo “storico” allenatore Roberto Negrisolo, Peruzzi ha affermato che «il portiere deve limitarsi all'essenziale con i piedi, senza impostare l'azione d'attacco, come invece avviene oggi in serie A e B. Il ruolo dell'estremo difensore non sarà mai quello di regista difensivo ma deve comunque possedere una buona tecnica che, con la psicologia, è una componente fondamentale per sopperire ad un eventuale errore commesso in una partita».

Alla lavagna, “Tyson” ha suggerito alcune soluzioni su come preparare un portiere nelle uscite e come farlo muovere fra i pali, sottolinenando le difficoltà nelle categorie inferiori, «Fra i professionisti – ha spiegato – la maggiore conoscenza di chi affronti facilita la posizione del portiere ed i suoi movimenti nelle uscite, questo non accade nei dilettanti, dove è più complicato affrontare gli attaccanti avversari».

Numerosi gli interventi degli allenatori maremmani, usciti più formati ed anche divertiti da alcuni aneddoti raccontati dall'esperienza di uno dei più forti portieri italiani del recente passato.

(s.f.)

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