Il Tirreno

Grosseto

Dolore per Mennea campione anche in pista a Grosseto

di Maurizio Caldarelli
Dolore per Mennea campione anche in pista a Grosseto

La Freccia del sud aveva corso nei meeting del 1987 e 1988 Fu al Comunale prima di partecipare alle Olimpiadi di Seul

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GROSSETO. La notizia della scomparsa di Pietro Mennea, uno dei più grandi atleti della storia dello sport (il suo record mondiale sui 200 metri ha resistito 17 anni), ha creato profonda commozione anche in Maremma. La "Freccia del sud", infatti, è stato ospite della Maremma per due edizioni del Meeting internazionale Città di Grosseto, nel 1987 e 1988.

«E' un dolore davvero grande per chiunque abbia a cuore lo sport italiano. Il suo nome, le sue imprese, hanno segnato letteralmente un'epoca - commenta il presidente della Federatletica, Alfio Giomi - Ho mille ricordi di Mennea atleta ma incrociai direttamente la sua parabola sportiva quando ne organizzai a Grosseto il secondo ritorno all'agonismo. In quell'occasione imparai a conoscerlo, ad apprezzarne motivazioni e e soprattutto ideali». «Posso dire - aggiunge Giomi - che ha saputo indicare allo sport italiano, con il suo esempio, contraddistinto da amore per il lavoro e dedizione assoluta, la strada maestra verso il risultato. In più, ha dimostrato che si può vincere nello sport senza scorciatoie, ovvero, senza il doping. Una lezione di straordinaria attualità». Fu proprio Giomi, nella sua veste di anima del Meeting, a mettere a segno un grande colpo mediatico come il ritorno alle corse di Mennea.

Il velocista azzurro, che si ritirò una prima volta dalle gare nel marzo 1981, per riprendere il 25 agosto 1982, uscì di scena poi, sbattendo stavolta la porta, nel dicembre 1984, dicendo: «Non è più la mia atletica, io sono un uomo pulito, oggi si va avanti con sostanze dopanti».

Giomi, che è stato anche presidente del comitato organizzatore degli Europei junior 2001 e dei Mondiali Junior 2004 a Grosseto, riuscì a comprendere la voglia di Mennea di disputare la quinta olimpiade, a Seul 1988 e lo convinse ad accettare di partecipare al prestigioso meeting internazionale che si svolgeva il 10 agosto al Comunale. Una parte di stampa criticò la decisione di Mennea, ma quei venti- trenta milioni di lire di ingaggio spesi per averlo nella notte delle stelle si rivelarono un bell'investimento: i biglietti andarono via nel giro di pochi giorni e quella sera sugli spalti dello stadio si sistemarono non meno di diecimila persone. «Mennea merita davvero il grazie degli sportivi - disse il sindaco Flavio Tattarini - siamo onorati e commossi della sua decisione». La Rai trasmise la gara in diretta con un collegamento del Tg1 alle 20,25 che proiettò le immagini del Meeting grossetano nelle case di milioni di italiani. Secondo i dati Auditel 5 milioni e 842 mila persone videro quei 200 metri, con uno share del 50,32%.

Pietro Mennea, inserito nella serie nazionale (nell'altra c'erano Pavoni, Smith, Evans e Butler) vinse con il tempo di 21"38, lontano dal minimo per i Giochi (20"70), ma giudicato buono dopo tutto quel periodo di inattività. L'anno successivo, nel 1988, Mennea decise di non partecipare al meeting del Sestriere per essere presente a Grosseto. «Un motivo affettivo - disse - in quanto ho un debito di riconoscenza con gli organizzatori grossetani». Dopo il collegamento con il Tg1, il velocista di Barletta sfidò lo statunitense Butler, di fronte ai "soliti" diecimila spettatori. Finì terzo, dietro anche all'algerino Selmi, con il tempo di 21"59, che fece piovere dure critiche sull'azzurro che, con ostinazione, riuscì a riprendersi e a guadagnarsi la partecipazione ai Giochi di Seul, con il solo potere del cervello, come era scritto sulla maglietta (Brain power) con cui corse nel 1987.

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